| | lettera mario ciancarella a congedati folgore | |
| | | Autore | Messaggio |
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laura56
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| Oggetto: lettera mario ciancarella a congedati folgore Sab Lug 28 2007, 20:12 | |
| 55100 Lucca, data dell’inoltro
Egregi Signori di “Congedatifolgore”,
Sono Mario Ciancarella e avemmo gia’ occasione di contatti nel 2000 per la lettera (pubblicata sul vostro sito) di un tale che nascondeva la sua identita’ sotto il nome di “Berlicche” e che trattava della vicenda Scieri.
Leggo ora le reazioni suscitate in Voi dalla pubblicazione del libro a firma dei genitori di Emanuele Scieri e dal rinnovarsi – per lo piu’ in Toscana - di rivisitazioni di quella vicenda unitamente a quella dell’omicidio di Mandolini, e non posso evitare di inviarVi le mie osservazioni e valutazioni.
Non sono certamente io il regista di quel “disegno di aggressione alla Folgore” che Voi dipingete e paventate (nella certezza, comunque di “venirne a capo”), anche se ormai da due anni sto cercando di organizzare una iniziativa pubblica sulla vicenda di Emanuele, dopo essere stato assolto ripetutamente dalle accuse di calunnia verso uomini della Folgore ed aver vinto anche il processo per diffamazione determinato dalla querela del Generale Celentano. Qualcosa vorranno pur dire tante assoluzioni, non credete?
State certi che, se ci riuscira’ di farlo, in Settembre-Ottobre organizzeremo una grande iniziativa su Emanuele Scieri, e Voi ne sarete informati tempestivamente come lo saranno i Comandi Militari, gia’ interessati ed invitati a suo tempo per la iniziativa, poi naufragata, e che doveva tenersi in Pisa nel Settembre 2005. In quella sede se riterrete di intervenire potrete meglio capire, forse, che per la ricerca di Verita’ e Giustizia su quell’omicidio non si tratta di una “Vostra gentile concessione ai genitori di Emanuele” (che con dichiarata evidenza Voi non intendete aggredire solo in considerazione del loro dolore!); ma di un diritto civile di tutta la Comunita’ Italiana, che rivendichera’ con forza e determinazione la necessita’ di rompere ogni connivenza ed ogni complicita’ istituzionale con l’omerta’ che e’ stata esercitata a piene mani (ma con altrettante significative ma non raccolte dissociazioni) nell’ambiente della Folgore.
Vorrei anche dirVi che la “responsabilita’ esclusivamente personale” prevista dalla nostra Costituzione e che Voi giustamente richiamate, non puo’ essere invocata solo in casi simili a questo, per poi svanire quando, a fronte di contestazioni puntuali, i militari si rifugiano spesso nell’alibi della “obbedienza dovuta ad ordini superiori”. La cultura della Democrazia o e’ piena e pienamente assunta in ogni circostanza o semplicemente non e’. Ed essa prevede che per ogni reato o crimine sia possibile chiamare a rispondere non i soli responsabili materiali ma anche quelli eventualmente dispositivi (mandanti) o suggeritori (istigatori) ovvero materialmente complici nell’occultamento delle prove e delle responsabilita’ dirette.
Sono comunque rimasto quell’ex Ufficiale al quale qualcuno di Voi inizio’ a rispondere “vedo che lei e’ un combattente” per poi lasciare incompleta la lettera di risposta proprio quando si iniziava a trattare il tema della Giustizia e della natura politico-militare del Reparto Folgore e della natura criminale della vicenda Scieri.
Sono cioe’ l’uomo che ha individuato cosa potesse leggersi dietro quel “Berlicche” (personaggio legato ad una preparazione squisitamente tipica dell’intelligence) e dove andassero a parare i passaggi di quel suo intervento sulle risultanze tossicologiche che sarebbero emerse (ma che sarebbero state tacitate) dalla analisi sulle feci del cadavere di Emanuele, e sulle prospettive che avrebbero dovuto essermi riservate: “un verme destinato ad essere schiacciato dallo scarpone del valoroso para’”.
E sono anche quell’Ufficiale che riusci’ a rompere la consociazione al silenzio omertoso offrendomi come sponda, e con gli argomenti che solo un buon Ufficiale sa sempre utilizzare con i suoi uomini, ai giovani colleghi di Emanuele. La freddezza di quel mio inserimento certamente inatteso e sentito come illegittima e fastidiosa interferenza nasceva da quella sana, consapevole e determinata indignazione che sempre dovrebbe alimentare lo spirito di un “militare” di fronte a scellerati comportamenti dei propri commilitoni o dei propri superiori.
Oggi sono mosso da un medesimo sentimento di indignazione suscitato da quel vostro “generoso consenso a che i familiari di Emanuele possano continuare a cercare (una cosa che pero’ non dovrebbero mai essere in grado di trovare, secondo chi scrive) e cioe’ la individuazione e la sanzione dei responsabili della morte del loro figliolo”. Anche se l’esercizio di questo loro “diritto”, ovviamente, sembra “offendere”, nella Vostra ottica, l’onore Vostro e dell’Arma. Ma a me in Accademia fu insegnato da formidabili formatori militari – il Gen. Rea ed il Gen. Cazzaniga su tutti – che chi veramente offende l’onore dell’Arma e’ colui che attenta, per quanto alto possa essere il suo grado, ai valori fondamentali che danno senso all’essere un Cittadino in Armi.
E dico indignato perche’ come gia’ trent’anni fa ancor oggi mi risulta insopportabile che possano essere usate categorie valoriali come Diritto, Onore, Bandiera, Patria, solo per coprire responsabilita’ ignobili all’interno del proprio mondo (di cui si e’ fatto impropriamente ed illegittimamente un mondo separato ed una “famiglia” esclusiva ed escludente del cosiddetto mondo civile), quando proprio quei valori richiamerebbero ed imporrebbero di offrire ogni collaborazione per spalancare le porte sugli arcana attraverso i quali qualcuno intende tutelare i colpevoli e liberarli delle responsabilita’ personali. Di quei pochi, certamente, che con i loro comportamenti abbiano tuttavia rischiato di infangare la divisa e l’onore degli Uomini Cittadini in Armi.
Si parte gia’ male, signori miei, quando intendete sostenere la legittimita’ e la non pericolosita’ di uno scritto volgare e cialtronesco come lo Zibaldone del Generale Cementano. Un’innocuo ed inoffensivo scritto, a vostro parere, da leggere sulla spiaggia come una semplice rivista di barzellette, dunque ancor meno devastante o inquietante di una rivista pornografica. Ma sapete bene che non e’ cosi’, proprio a partire da quelle “tradizioni interne” che voi rivendicate come fondanti di una identita’ e solidarieta’ guerriera.
Nessun Comandante, a meno di svilire la propria funzione e l’aura di nobilta’ correlata al grado, potrebbe esercitarsi a far solo ridere i suoi uomini con simili strumenti “goliardici”, come voi definite lo Zibaldone. E tutto cio’ che un Comandante diffonde sulla cultura che anima e dovrebbe animare i propri uomini deve sempre avere pieno raccordo con le migliori tradizioni che vengano coltivate nel mondo militare. Dunque il Gen. Celentano, anche per il modo in cui ha inteso diffondere ai piu’ alti livelli della Forza Armata quella “raccolta di scritti”, con una lettera di accompagnamento che non lascia dubbio alcuno – non illustrava asetticamente circostanze goliardiche e censurabili, ma ne promuoveva e sosteneva in qualche misura la cultura ed i comportamenti correlati, indifferente al fatto che una simile cultura fosse in conflitto insanabile con le prefigurazioni valoriali della nostra Costituzione.
Voglio allora leggere anche a Voi – come feci con il Presidente della Corte che mi vedeva imputato di diffamazione nei confronti del Generale Celentano e che mi vide assolto con pienezza di formula e piena soddisfazione di argomentazioni nelle motivazioni - quell’ultima pagina dello Zibaldone che e’ sfuggita forse ai genitori di Scieri o a chi impaginava il testo del libro, sicche’ e’ rimasta inedita, ed e’ la pagina dove si illustrano le sanzioni “previste” ed applicate dagli anziani nei confronti delle reclute, e correlate alle “mancanze” di questi ultimi. |
|  | | laura56
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| Oggetto: lettera seconda parte Sab Lug 28 2007, 20:14 | |
| Vi si legge che chi “si renda responsabile” di non accettare le “tradizioni logiche” del reparto – e dunque si riferisce a quelle tradizioni para-addestrative (pompaggi e prevaricazioni varie) a cui Vi mostrate cosi’ ferocemente attaccati come lattanti affamati alla tettarella – verra’ punito con azioni tendenti di fatto alla sua emarginazione all’interno del reparto, ed egli sara’ indicato con il dispregiativo appellativo di “cagnaccio e cane morto”.
Ora vedete, questo e’ un messaggio non solo “delirante”, come potrebbe definirlo una qualsiasi persona esterna al Vostro mondo, ma e’ la radice in cui si nasconde e promuove l’esercizio di qualsiasi devastante violenza da parte di un uomo militare, e per psicologie particolarmente labili e tendenti all’uso prevaricatore della violenza (come poteva essere il famoso sergente Ercole, torturatore di somala memoria) potrebbe essere sentita come la legittimazione piu’ autorevole all’uso di quella cieca e barbara violenza che ha condotto Emanuele Scieri sul suo Golgota.
Vedete e’ sempre limpida davanti a me la serie di lezioni accademiche in cui qualcuno cercava di addestrarci all’impiego della forza, che comporta la soppressione del nemico. “Ricordate – ci veniva detto – che nessuno di noi e’ in grado di togliere la vita ad un proprio simile o a chi consideri un essere uguale a se stesso. Ricordate che voi venite da una Societa’ Civile dove i concetti di uguaglianza dei diritti e di dignita’ della Persona Umana sono stati elevati alla massima potenza. E voi non sarete in grado di uccidere il vostro nemico, se solo per un attimo continuerete a considerarlo uno simile a voi. La prima cosa che dovrete pensare, l’unica cosa che dovrete tenere a mente, e’ che il vostro nemico non e’ una Persona, dunque non e’ un essere a voi simile o assimilabile. Egli e’ un pericolo e dunque potrete considerarlo come piu’ vi piace, ma comunque uno diverso da voi – uno stronzo, un cane rabbioso, un maiale, una serpe velenosa, un bastardo -; ma mai dovrete essere tentati da considerarlo Persona. Non avreste il tempo materiale di ucciderlo prima che non sia lui stesso ad uccidere voi”.
Ecco perche’ ridurre un commilitone, il quale si opponga a qualsiasi “”tradizione logica” che si pretenda abbia una sua “logica addestrativa”, all’essere un “diverso” e dunque un “nemico”, che merita solo l’appellativo di “cagnaccio”, puo’ facilmente portare come diretta conseguenza al volerlo considerare o rendere subito dopo un “cane morto”, perche’ l’unico “indiano (= nemico) buono e’ un indiano morto”. Spiegatemi, diversamente, perche’ fossero avvenuti al mattino quegli atti di nonnismo su uno dei pulmini con cui il contingente di Scieri veniva portato da Firenze a Pisa, e perche’ i commilitoni venivano ammoniti che “chi sta con l’avvocato, paghera’ come lui”.
Ditemi, non vi sembra quella indicazione dello Zibaldone una chiara indicazione, una di quelle insinuanti indicazioni di induzioni al crimine che potrebbero allora essere essere rubricate anche dal nostro Codice Penale come “istigazione alla violenza” ed i suoi responsabili come “mandanti diretti del crimine”, ancorche’ non avessero formalmente dato disposizioni alla esecuzione del crimine? No?! E’ la nostra Costituzione e la Legislazione che da essa consegue che attribuiscono la responsabilita’ collegata ad un crimine non soltanto agli esecutori materiali ma anche ai mandanti ed agli istigatori del crimine e ritiene che, se vi siano ambienti e gruppi sociali che ripropongano “sotto qualsiasi forma” la cultura ed i comportamenti del disciolto partito fascista, ebbene tali ambienti e gruppi sociali non abbiano diritto di esistere nella legittimita’ del riconoscimento formale, in quanto gravidi di responsabilita’ penalmente rilevanti.
Beh se a Voi cosi’ non sembra, bisognerebbe cominciare a parlare di una Vostra “cultura deviata”. Come ben si sa, infatti, ogni organizzazione criminale, per quanto obiettivamente devii dalla legalita’ democratica, sviluppa ed organizza proprie forme alternative di “autonoma legalita’ rispetto allo Stato”, semmai piu’ rigide di qualsiasi legalita’ statuale e sentite come autonome e prevalenti rispetto alla legalita’ dello Stato democratico. Una simile organizzazione manifesta culture che inducono i propri affiliati a ritenere cose sacrosante e sempre legittime i comportamenti che la organizzazione pretende da loro, e ancor piu’ doveroso il vincolo di omerta’ sulle connessioni causa effetto tra quelle culture ed i crimini che ne derivano. Nulla di tutto questo dovrebbe avere diritto di Cittadinanza tra i Cittadini in Armi di queste Paese, costituzionale e democratico, e per coloro che affermano di voler difendere i valori della Patria.
Perche’ non esiste altra Patria che quella che ci e’ stata data. E nel nostro caso non esiste altra Patria che la Repubblica Democratica fondata sulla Costituzione nata dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione dal Nazifascismo. Una lotta alla quale diedero un alto contributo anche uomini e reparti dei paracadutisti, certo molto meno ricordati della Folgore di El Alamein. In entrambi i casi si tratto’ di combattenti pronti a dare la vita e che diedero comunque vita anche a scontri diretti e sanguinosi con i propri commilitoni rimasti aggregati alla Repubblica fascista di Salo’ (Nembo e Folgore si scontrarono non solo ideologicamente ma sul campo e ferocemente). Ed e’ certo che ad El Alamein, per quante cerimonie commemorative si possano dare e fare, gli uomini che fronteggiarono le truppe inglesi stessero combattendo per una idea ed un regime che la nostra Patria oggi rinnega e considera nefasti. |
|  | | laura56
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| Oggetto: lettera terza parte Sab Lug 28 2007, 20:14 | |
| Chi voglia o ambisca Patrie diverse da questa avrebbe il dovere di dirlo, dichiararlo ed apertamente operare per costruirne una diversa, fondata su riferimenti e valori diversi, accettando al tempo stesso di pagare il prezzo della illeicita’ attuale di simili aspirazioni. Ma non e’ suo diritto fingere docilita’ ed attaccamento a questa Patria mentre ne attenta sordamente alle basi fondamentali, che sono la Democrazia ed il Diritto, la Dignita’ della Persona Umana, la piena Consapevolezza e la totale Responsabilita’ (= abilita’, capacita’, attitudine a rispondere delle proprie azioni e dei propri ordini), la piena osservanza della sua natura Democratica (“L’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito Democratico della Repubblica” recita l’art. 52 della Costituzione). Mentre sembra che negli annali del Corpo venga ancora considerato alla stregua di un traditore quel Generale dei Paracadutisti che si schiero’ per la Italia della Lotta di Liberazione, piuttosto che quei suoi colleghi che non solo continuarono la lotta sul fronte fascista ma si adoperarono poi per intessere le trame eversive coltivate successivamente contro la Repubblica Democratica.
Voi, ex paracadutisti dell’Esercito di questa Patria, foste selezionati ed addestrati, e mantenuti con le risorse di questo Paese e del Suo Popolo, solo per il fine di tutelare questa Patria e non di attentare alle sue istituzioni democratiche o di misconoscerne i valori di democrazia.
Le Vostre celebrazioni di Reparti e tradizioni come quella prossima sugli Arditi, non dovrebbero avere piu’ cittadinanza in un mondo militare che ha il diritto di riferire e celebrare solo le tradizioni di questo nuovo Paese, quello nato dalla Resistenza. E’ infatti come se vecchi reduci o nostalgici del regime nazista pretendessero che i propri Reparti o i propri congedati potessero celebrare in piena liberta’, e con pretesa di legittimita’, i fasti e la memoria dei Reparti delle SS tedesche.
Vi chiedo, sperando in una qualche forma di risposta (forse impossibile), se siate consapevoli che ogni Stato ha diritto di mantenere, strutturare e organizzare solo apparati ed amministrazioni omologhi a se stesso ed alle proprie tradizioni valoriali e non possa consentire ad alcuna forma organizzata di aperto dissenso e di aperta incompatibilita’ con la propria natura costituzionale. Diversamente sarebbe come se i picciotti della Mafia pretendessero di poter esprimere e propagandare apertamente ed impunemente i “valori” della criminalita’ organizzata, in uno Stato fondato sul Diritto e sulla Legalita’ Democratica.
E ancora mi chiedo come sia possibile allora, per uomini addestrati al senso di sacrificio e dell’onore fino a dare la vita per la difesa di questa Patria, sfigurare il senso dell’onore e della lealta’, in connivenza ed omerta’ per quanti nella propria realta’ sociale abbiano distorto quei valori fondamentali in prevaricazione ed irresponsabilita’, in improntitudine violenta e pretesa di impunita’.
Ditemi se non sia vero che se a Pisa, nella stessa Caserma Gamerra, fosse scoppiata una bomba o anche solo un petardo, sotto l’ultima jeep dismessa e ricoverata nell’ultimo e dimenticato garage della rottamazione, tutto il corpo si sarebbe sentito profondamente leso nel proprio orgoglio ed onore. E se non sia vero che tutti gli uomini avrebbero collaborato alla ricerca dei responsabili, consentendo che i Comandi esercitassero tutti i legittimi poteri connessi con le funzioni per rendere impossibile la vita agli accasermati finche’ tutti non si fossero dissociati dal responsabile o dai responsabili di un gesto di terrorismo (in caso della bomba) o di goliardia (nel caso del petardo) e ne avessero resa possibile la individuazione e la sanzione piu’ severa correlata alla responsabilita’. Insomma di “venirne a capo”, ne’ piu’ ne’ meno di come oggi intendete venire a capo della identificazione del fastidioso regista di quella che ritenete una operazione Scieri-Mandolini ordita contro la Folgore, e che ritenete offensiva dell’onore del Reparto e della Vostra comune tradizione.
Ditemi allora, Vi prego, perche’ tutto cio’ non e’ accaduto nella vicenda Scieri e Mandolini, e perche’ altrettanta determinazione per “venirne a capo” non e’ stata dichiarata ed esercitata, diffusa e promossa, per l’individuazione dei responsabili di due omicidi diversi ma entrambi criminali, consumati nel mondo degli Uomini con le stellette? Fino al punto da accettare ed avallare, con silenzi imperturbabili, indecorose descrizioni di conflitti omosessuali nella vicenda Mandolini (che era stato caposcorta del Gen Loi in Somalia, va ricordato) e da prospettare soluzioni suicide per depressioni ed impasticcamenti, o esiti disgraziati di pratiche vouyeristiche, nel caso di Emanuele Scieri. Quanto sarebbe piu’ leale e lineare, non credete?, ammettere che ebbene si’ essi siano stati eliminati perche’ ritenuti pericolosi per la “onorabilita’” delle “tradizioni logiche” cui si attribuisce una specie di idolatria servitu’.
In entrambe le vicende non vi e’ possibilita’ che a tali e tanto diffusi maestosi silenzi possa corrispondere una altrettanto reale e diffusa disconoscenza delle vere cause e delle reali dinamiche degli omicidi. In entrambe le vicende c’e’ una sola possibile motivazione: ed e’ che essi si fossero resi “diversi e dunque nemici” della organizzazione, pur nella assoluta incomparabilita’ della loro esperienza militare, e dunque fossero divenuti “alieni”, “cagnacci o cani morti” su cui non e’ necessario attardarsi o sulla cui sorte (“meritata”) non e’ il caso di darsi pensiero.
Se vorrete intervenire alla prossima iniziativa su Scieri avrete modo di sentire e valutare delle osservazioni molto stringenti su quella sciagurata vicenda, che attestano la ignobilta’ delle procedure di garanzia di immunita’ e delle ambizioni di impunita’ che sono state consentite ed assecondate anche dai Magistrati e dai corpi inquirenti con indagini approssimative e dalle Istituzioni politiche con la loro inerzia. Ma gia’ da oggi, per Mandolini, posso e voglio porVi invece qualche interrogativo.
Ditemi allora: E’ vero o non e’ vero (o voi non ne siete forse a conoscenza?) che in quel periodo molti para’, reduci dalla Somalia, dovettero subire perdite ingenti di quei personali capitali finanziari che erano stati acquisiti ed accumulati con le fatiche delle missioni estere (Somalia in particolare) e che essi erano stati indotti ad investire in operazioni spericolate suggerite da ex colleghi, divenuti promotori finanziari? E non e’ forse vero che quegli excolleghi operatori finanziari avevano un trattamento di riguardo negli ambienti della Folgore, fino ad essere introdotti e “raccomandati” presso gli uomini, da parte di alcuni ambienti ed uomini di Comando? E’ vero o non e’ vero che Mandolini aveva dichiarato di voler rompere con la connivenza a quel silenzio, utile solo a mortificare i sacrifici dei suoi compagni ed a salvaguardare degli indicibili ed ignobili interessi finanziari e di immagine di superiori del Reparto? E allora, poiche’ un uomo come Mandolini puo’ essere stato prima accoltellato (e piu’ volte, sulle braccia, a dimostrazione di una dura lotta a mani nude di un militare esperto contro un avversario armato) e poi finito con una pietra solo da un uomo a lui pari nella preparazione e nella tecnica di lotta, non e’ forse possibile che quel delitto sia piuttosto ricollegabile a quelle vicende di speculazione finanziaria delle quali mai nessuno ha voluto o accettato di parlare, che non alle fantasiose e depistanti prospettive di un conflitto tra omosessuali?
Voi, signori, Vi mostrate offesi, risentiti, per qualsiasi tentativo di indagare queste o altre minute scelleratezze che si compiono nei Reparti Militari, con la affermazione che tali indagini testimonierebbero uno spirito aggressivo ed una intenzionalita’ di scioglimento dei gloriosi reparti in cui siete fieri di aver servito. Ma e’ tutto diverso il sentimento a cui dovreste essere stati educati, e cerchero’ di illustrarvelo attraverso la citazione, con cui concludo, di una severa lezione che ricevetti dal generale Rea sulla “consegna dell’arma”, una cosa che Voi tutti ben conoscete.
Si tratta di quelle rigorose e severe norme relative al possesso, al non abbandono, alla pulizia ed alla ispezione dell’arma che sia stata data in dotazione a qualsivoglia militare.
Interrogandomi su quella consegna il Gen Rea ricevette da me la orgogliosa esposizione di tutti i doveri inerenti il possesso e la gestione dell’arma. Ma in modo pappagallesco, come mi avrebbe spiegato, e deludente per un vero Comandante quale era l’Uomo che avevo di fronte.
Sconsolato di una conoscenza che non aveva alcuna capacita’ di riferimento alla natura del mio essere militare e del servizio cui ero chiamato, egli mi disse:
“Vedi figliolo, la pulizia dell’arma, l’obbligo di non abbandonarla e di lasciarla ispezionare, sono si’ correlate alla sicurezza tua personale e del bene che sei chiamato a tutelare, ma hanno una ragione piu’ profonda che non quella spesso diffusa, di evitare qualche sanzione se si venisse trovati con un’arma non ben pulita, al punto che molti cercano di sottrarsi alla sua ispezione o di mimetizzare la sporcizia con una pulizia solo esterna e superficiale. L’arma e’ sempre destinata a sporcarsi, sia che la si usi sia che non la si usi, per il solo fatto che essa potrebbe raccogliere polveri e sporcizie le quali, al momento in cui tu fossi chiamato ad utilizzarla, potrebbero determinarne l’inceppamento ed il non funzionamento, con il fallimento della ragione stessa per cui ti erano state affidate. Ecco perche’ non dovrai mai sentirti offeso dalla richiesta di chi abbia legittimazione e potere di volerla ispezionare fin nei suoi piu’ reconditi meccanismi.
Ma se questo vale solo per la tua arma personale, che sia una pistola un carro o un velivolo che ti siano stati affidati, e non avesse per te, e non creasse in te, la consapevolezza piu’ alta della necessita’ che sia sempre pulita anche l’Arma intesa come organizzazione alla quale appartieni - anch’essa esposta a sporcarsi sia che la si usi in battaglia e sia che non la si usi – la conoscenza di queste consegne sarebbe un esercizio inutile e senza senso.
Allora con la stessa determinazione con cui smonti e pulisci accuratamente tutti i meccanismi della tua arma personale, per poi rimontarla, e con la stessa docilita’ con cui la offri alla ispezione di chi sia legittimato e competente a farlo, tu dovrai sentirti impegnato ogni giorno della tua esistenza militare a smontare l’Arma-Organizzazione di appartenenza nei suoi minuti meccanismi, a ripulirli di ogni minima alterazione e sporcizia, ed offrirla alla costante ispezione di chi sia legittimato e competente ad analizzarne lo stato di pulizia ed efficienza. Perche’ se lasci che essa si sporchi e rimanga sporca, il giorno ed il momento in cui essa fosse chiamata ad essere impiegata potrebbe fallire il suo compito che e’ l’esclusiva difesa della Nazione e la Sicurezza delle Istituzioni Democratiche.
Per questo non dovrai temere di pagare alcun prezzo e sentirti fiero piuttosto di quanto dovesse costarti la fedelta’ al giuramento che hai prestato di servire la Patria.
E tu non hai ricevuto in dotazione un’arma per esibirla ed incutere attorno a te paura e sottomissione, come ogni volgare criminale. Tu sai che l’uso di quell’arma e’ soggetto a specifiche condizioni e che dovrai essere pronto, sia che tu la usi sia che tu non la usi, all’accertamento di altri poteri sulla correttezza dei tuoi comportamenti. Se infatti l’avrai usata dovrai essere disponibile alla verifica di un eventuale eccesso di legittimita’, e se non l’avrai usata dovrai essere disponibile ad accertamento e verifica di eventuale violazione della tua consegna. Questa non e’ schizofrenia ma cio’ che rende nobile la nostra professionalita’ all’interno ed in armonia della natura democratica del nostro Stato, per quanto nell’uso della violenza, rispetto all’uso della violenza di un qualsiasi criminale da due soldi.
Le armi del criminale e del servitore della Patria sono le stesse, rispondono ai medesimi meccanismi ed ottengono risultati analoghi, ma e’ nella modalita’ d’uso e nei valori per cui la usi quella tua arma che sta la differenza tra te ed un tuo potenziale avversario. Non esaltarti mai per il possesso e la capacita’ d’uso di un’arma. Sara’ una terribile tentazione specie per chi come te potrebbe essere chiamato ad operare sistemi d’arma complessi e sofisticati come i moderni velivoli. Mantieni pero’ una altissima professionalita’ curando la consapevole umilta’ di doverla mettere al servizio esclusivo di questo Paese, non di un altro e diverso Paese, anche fosse il Paese a cui sentiresti di ambire nella tua ispirazione politica. Questo, e solo questo, e’ il Paese ed e’ il Popolo che tu sei chiamato a servire: l’Italia Repubblicana e Costituzionale nata dalla Resistenza e dalla Lotta di Liberazione. Ed e’ solo per loro che tu sei tenuto a conservare sempre in piena efficienza e pulizia la tua arma personale cosi’ come l’Arma-Organizzazione.”
Ditemi ora, di fronte a tutto questa lezione di “Arte Militare”, una lezione che e’ stata l’ABC del mio essere Ufficiale di questo Paese, che legittimita’ puo’ avere la presunzione che “conoscendo i luoghi e le persone” non ci sia altro da cercare nella morte e per la morte di Emanuele Scieri? Non solo ai suoi genitori andrebbe “benevolmente concesso” di continuare a cercare (inutilmente) i responsabili, ma sarebbe e sarebbe stato compito di ogni uomo militare consapevole del ruolo e dell’onore che competono alla funzione ed all’Arma non darsi pace finche’ i colpevoli non fossero stati individuati e severamente sanzionati.
Con la Vostra, consapevole e/o inconsapevole difesa precostituita e pregiudiziale di un ambiente, Voi pretendete solo di sottrarVi alla ispezione di “pulizia dell’Arma” ed avete contribuito e state contribuendo al mantenimento della sua sporcizia, e attentate e state attentando alla sicurezza del Popolo e del Paese che la avevano scelta come strumento di difesa e garanzia contribuendo alla mimetizzazione della mancata pulizia dell’Arma. A meno che, proprio pensando ad un altro Paese e ad un altro e diverso patto sociale che non la Costituzione, Voi non intendiate pubblicamente affermare che di questo Paese e della sua natura Democratica a Voi non potrebbe importare di meno. E che dunque rocciosamente Vi opponete a qualsiasi indagine sulla “sporcizia accumulata nell’Arma”.
Non sono certo della accoglienza di questo mio scritto, ma a differenza della volta precedente esso sara’ inserito in un indirizzario piu’ vasto – assieme al Vostro intervento – proprio perche’ il Popolo possa interrogarsi su quale stima e fiducia debba e possa riporre in coloro che aveva addestrato e mantenuto per la sua esclusiva difesa di sicurezza e natura politica e sociale.
Saluti da un ex Uffciale mai pentito del proprio impegno per la Democrazia sostanziale del suo Paese e la difesa della sua natura Democratica. Mario Ciancarella |
|  | | laura56
Registrato il : 05/05/07 Messaggi : 409
| Oggetto: intervento generale merlino Mer Ago 08 2007, 11:24 | |
| OSSERVATORIO a cura di Framer Francesco MERLINO Generale (r) Paracadutista
FOLGORE DI MORTE E DI OMERTA’ 30 Luglio 2007
Io mi ribello
Il nostro attentissimo webmaster ci ha dato notizia in news dell’uscita di un libro, per i caratteri di KAOS Edizioni, dal titolo ” FOLGORE DI MORTE E DI OMERTA’ “, curato dai genitori dell’allievo paracadutista Emanuele Scieri, deceduto nel 1999, all’interno della caserma ” Gamerra ” di Pisa.
Contestualmente il nostro webmaster ci ha invitato al rispetto per i sentimenti di Isabella Guarino e Corrado Scieri - appunto i genitori - che assolutamente hanno diritto di conoscere le cause e le modalità e le responsabilità nella morte del loro figlio, diritto loro dovuto come genitori e cittadini.
Anche noi abbiamo peraltro il diritto di sapere, come cittadini e come ex-folgorini.
E lo rivendichiamo, questo diritto di conoscere, ripetendo ancora una volta quanto scrivemmo in passato in un nostro forte editoriale su ” Folgore ” dell’A.N.P.d’I : l’archiviazione del caso disposta dalla Procura di Pisa, ci rattristò allora ed ancora oggi ci vede al fianco di questi genitori nella richiesta rinnovata di verità.
La mancanza di verità continua a turbare questi genitori e continua a danneggiare l’immagine di una Unità dell’Esercito Italiano, la ” nostra Folgore ” , che ancora una volta - FOLGORE DI MORTE E DI OMERTA’ - viene profondamente offesa e vituperata.
No, cari - se mi consentite di rivolgermi a voi così - genitori.
Io che ho servito con dignità le istituzioni per 35 anni nella ” Folgore “non posso accettare impunemente questa offesa.
Io non sono mai stato portatore di morte e omertoso.
Io mi ribello.
E spero che con me si ribellino tutti coloro che nella ” Folgore ” hanno servito con dignità, orgoglio ed onore.
Sono consapevole di quanto sia duro e difficile per voi accettare le conclusioni del pubblico ministero Gioacchino Tornatore che voi correttamente riportate : “…………..chiedo che il Giudice per le indagini preliminari voglia disporre con decreto l’archiviazione del presente procedimento………….poichè non sono emersi elementi idonei a fare ritenere, in modo univoco, che il fatto sussiste, o perchè, comunque ne sarebbero rimasti ignoti gli autori.”
Decisione terribile questa per voi soprattutto ma anche per noi ex-folgorini che tutti subiamo ingiustamente le ire derivanti dalla mancata attribuzione - come continua il P.M. - “ alla responsabilità personale di determinati soggetti……….allo stato dei fatti non apparendo possibile approdare ad una identificazione del/i presunto/i responsabile/i.”
Ho detto che io mi ribello ed auspico che l’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, preposta a tutelare per Statuto il buon nome della ” Folgore ” e degli ex-folgorini e quindi anche il mio, faccia sentire la sua doverosa ed autorevole voce in merito, respingendo, pur nel profondo rispetto dei sentimenti dei genitori, le offese gravi ingiustamente portate alla dignità di tutti e ribadendo che occorre - insieme - perseguire la ricerca della verità.
Non vorrei che applicando la procedura del ” silenzio assenso ” si desse la sensazione di accettare offese così gravi da chicchessia ed a qualunque titolo per la ” nostra Folgore “.
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedati folgore.com |
|  | | marisa
Registrato il : 14/06/07 Messaggi : 180
| Oggetto: Re: lettera mario ciancarella a congedati folgore Mer Ago 08 2007, 12:44 | |
| | Propongo per il grado di generale l'ultimo della truppa....in base ai miei dati ha il 100% di probabilità di avere un quoziente intellettivo superiore al normale....so che lo scherzo è fuori luogo ma ciò che ho letto sugli alti gradi del nostro esercito qui e altrove mi lascia molto dubbiosa sugli obiettivi della nostra Difesa,sono sicuri di averli ben compresi nel corso addestramento reclute e di non aver frainteso e scambiato un uomo per una bandiera o un accendino? |
|  | | Nilde
Età : 50 Registrato il : 21/06/07 Messaggi : 38
| Oggetto: Re: lettera mario ciancarella a congedati folgore Ven Ago 17 2007, 23:13 | |
| | laura56 ha scritto: | OSSERVATORIO a cura di Framer Francesco MERLINO Generale (r) Paracadutista
FOLGORE DI MORTE E DI OMERTA’ 30 Luglio 2007
Io mi ribello
Il nostro attentissimo webmaster ci ha dato notizia in news dell’uscita di un libro, per i caratteri di KAOS Edizioni, dal titolo ” FOLGORE DI MORTE E DI OMERTA’ “, curato dai genitori dell’allievo paracadutista Emanuele Scieri, deceduto nel 1999, all’interno della caserma ” Gamerra ” di Pisa.
Contestualmente il nostro webmaster ci ha invitato al rispetto per i sentimenti di Isabella Guarino e Corrado Scieri - appunto i genitori - che assolutamente hanno diritto di conoscere le cause e le modalità e le responsabilità nella morte del loro figlio, diritto loro dovuto come genitori e cittadini.
Anche noi abbiamo peraltro il diritto di sapere, come cittadini e come ex-folgorini.
E lo rivendichiamo, questo diritto di conoscere, ripetendo ancora una volta quanto scrivemmo in passato in un nostro forte editoriale su ” Folgore ” dell’A.N.P.d’I : l’archiviazione del caso disposta dalla Procura di Pisa, ci rattristò allora ed ancora oggi ci vede al fianco di questi genitori nella richiesta rinnovata di verità.
La mancanza di verità continua a turbare questi genitori e continua a danneggiare l’immagine di una Unità dell’Esercito Italiano, la ” nostra Folgore ” , che ancora una volta - FOLGORE DI MORTE E DI OMERTA’ - viene profondamente offesa e vituperata.
No, cari - se mi consentite di rivolgermi a voi così - genitori.
Io che ho servito con dignità le istituzioni per 35 anni nella ” Folgore “non posso accettare impunemente questa offesa.
Io non sono mai stato portatore di morte e omertoso.
Io mi ribello.
E spero che con me si ribellino tutti coloro che nella ” Folgore ” hanno servito con dignità, orgoglio ed onore.
Sono consapevole di quanto sia duro e difficile per voi accettare le conclusioni del pubblico ministero Gioacchino Tornatore che voi correttamente riportate : “…………..chiedo che il Giudice per le indagini preliminari voglia disporre con decreto l’archiviazione del presente procedimento………….poichè non sono emersi elementi idonei a fare ritenere, in modo univoco, che il fatto sussiste, o perchè, comunque ne sarebbero rimasti ignoti gli autori.”
Decisione terribile questa per voi soprattutto ma anche per noi ex-folgorini che tutti subiamo ingiustamente le ire derivanti dalla mancata attribuzione - come continua il P.M. - “ alla responsabilità personale di determinati soggetti……….allo stato dei fatti non apparendo possibile approdare ad una identificazione del/i presunto/i responsabile/i.”
Ho detto che io mi ribello ed auspico che l’Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia, preposta a tutelare per Statuto il buon nome della ” Folgore ” e degli ex-folgorini e quindi anche il mio, faccia sentire la sua doverosa ed autorevole voce in merito, respingendo, pur nel profondo rispetto dei sentimenti dei genitori, le offese gravi ingiustamente portate alla dignità di tutti e ribadendo che occorre - insieme - perseguire la ricerca della verità.
Non vorrei che applicando la procedura del ” silenzio assenso ” si desse la sensazione di accettare offese così gravi da chicchessia ed a qualunque titolo per la ” nostra Folgore “.
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedati folgore.com |
Scusate il ritardo con il quale prendo parte a questa discussione...
Ho capito bene? Il Generale si ritiene "offeso"? Ma da chi e da che cosa? Dalle verità inconfutabili riportate dagli atti processuali dai genitori di Emanuele?
Io mi ritengo offesa da questa assurda ribellione! Trovate i colpevoli invece di ribellarvi alla verità!
L'autore di questo post avrà anche servito lo Stato per 35 anni onestamente,non ho motivo per dubitare della sua buona fede e del suo credo, ma con gli occhi volutamente chiusi e le orecchie afflitte da sordità incurabile....
Qualcuno mi faccia capire il senso di questa ribellione. Io mi rifiuto. |
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