Vittime e Testimoni Strage Ustica
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dall'archivio storico corriere della sera

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laura56




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MessaggioOggetto: dall'archivio storico corriere della sera   Gio Feb 07 2008, 22:40

L' EX UFFICIALE SANDRO MARCUCCI ERA AVVERSARIO DEL GENERALE ZENO TASCIO COME LEADER DEL MOVIMENTO UFFICIALE DOVE COMANDAVA IL GENERALE INQUISITO PER USTICA
giallo sul pilota del Piper
il velivolo si e' schiantato domenica scorsa, i magistrati escludono il sabotaggio. ma i parenti della vittima vogliono costituirsi parte civile: non credono all' errore. gravemente ustionato l' avvistatore Silvio Lorenzini
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ L' ex ufficiale Marcucci era avversario del generale Tascio, inquisito per Ustica TITOLO: Giallo sul pilota del Piper Il velivolo si e' schiantato domenica scorsa, i magistrati escludono il sabotaggio Ma i parenti della vittima vogliono costituirsi parte civile: non credono all' errore - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - CARRARA . Sospetti sull' incidente del Piper. Il velivolo antincendio si e' schiantato, domenica 2 febbraio, sulle alture Apuane e nel rogo il pilota Sandro Marcucci e' morto, l' avvistatore Silvio Lorenzini e' rimasto gravemente ustionato. La magistratura ha finora avanzato due ipotesi, l' avaria del motore o l' errore del pilota, scartando la possibilita' di un sabotaggio o di un attentato. Ma dalla carcassa bruciacchiata del velivolo, alcuni elementi inducono la famiglia e gli amici della vittima, a prendere in considerazione l' ipotesi di costituirsi parte civile, alla ricerca di una verita' . La tragica morte di Sandro Marcucci evoca un passato di contrasti. L' ex colonnello pilota era stato uno dei piu' tenaci avversari del generale Zeno Tascio, adesso inquisito per le deviazioni delle indagini su Ustica. Tascio guidava la 47 Aerobrigata di Pisa quando Marcucci era uno dei leader del Movimento di ufficiali e sottufficiali democratici che si battevano nella base pisana per le rappresentanze sindacali, ma venne arrestato per insubordinazione e messo nelle condizioni di lasciare la divisa. Tre giorni prima della morte Marcucci, in un' intervista al "Tirreno", rinnovo' le accuse a Tascio: "Fece di tutto per obbligarmi ad escludere dagli equipaggi i sottufficiali del movimento. Ma io non firmai mai quella relazione. E' sempre stato un uomo disponibile a fare favori a chi stava piu' in alto. Con questo sistema e' arrivato a dirigere i servizi segreti dell' Aeronautica". Marcucci chiedeva che i vertici delle Forze Armate riabilitassero quanti, nel Movimento, erano stati espulsi dai generali dell' Aeronautica adesso sotto inchiesta. A tale scopo e' nata anche un' associazione, "La voce di San Giusto", affiliata alle Acli, di cui Marcucci era presidente. L' incidente e' avvenuto in un pomeriggio di sole, in una vallata attraversata centinaia di volte, senza un grido via radio, senza una spiegazione. Dai resti del velivolo sono emersi particolari poco convincenti. Il corpo di Sandro Marcucci era cosparso d' olio, nel petto sono stati trovati frammenti metallici, uno dei serbatoi dell' aereo era ancora pieno di carburante. "Molte cose strane" commenta il perito dell' obitorio Franco Rebecchi, dopo un esame esterno della salma. Ma come in un romanzo di spionaggio non manca il colpo a sensazione: poco prima di richiudere il feretro un amico si e' accorto che assieme al corpo, nella bara, e' finito un piccolo pezzo dell' aeroplano, un oggetto che sembrerebbe appartenere al carburatore, lungo una trentina di centimetri. La parte metallica e' completamente bianca, sembra fusa da una colata d' olio, integro un tubicino di gomma che vi e' attaccato. Come poteva finire nella bara quel pezzo di metallo che adesso e' posto sotto sequestro dal magistrato di Massa assieme ai resti dell' aereo, stoccati nell' aeroporto di Cinquale? Dalla procura della Pretura di Massa non filtrano notizie. L' interrogatorio di Silvio Lorenzini, ricoverato a Genova, non avrebbe avvalorato l' ipotesi dell' esplosione a bordo, ma neppure l' avvistatore sarebbe in grado di spiegare il motivo per il quale il Piper ha perso quota ed e' andato a schiantarsi sul costone del monte, a Colaretta. E' in corso anche l' inchiesta di Civilavia, ma nessuno crede ad un errore del pilota, ex capo.istruttore sui G 222, considerato uno specialista. "Erano tutti contenti di volare con mio marito . ha affermato la vedova . perche' dicevano che con Marcucci si torna sempre a casa". Giuliano Fontani
Fontani Giuliano
Pagina 14
(7 febbraio 1992) - Corriere della Sera

CASO USTICA DC9 ITAVIA / IL RACCONTO DELL' EX UFFICIALE DELL' AERONAUTICA MARIO CIANCARELLA CHE SARA' ASCOLTATO DAL GIUDICE PRIORE: UN PAIO DI GIORNI DOPO LA STRAGE RICEVETTI UNA DRAMMATICA TELEFONATA
" siamo stati noi a tirarlo giu' "
ma Mario Alberto Dettori il maresciallo che fece le rivelazioni fu trovato impiccato nell 1987 ora il giudice Priore vuole far luce completa sul caso
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ CASO USTICA . Il racconto dell' ex ufficiale dell' Aeronautica che sara' ascoltato dal giudice Priore: un paio di giorni dopo la strage ricevetti una drammatica telefonata TITOLO: "Siamo stati noi a tirarlo giu' " Ma il maresciallo che fece le rivelazioni fu trovato impiccato nell' 87 - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - ROMA . "Mi telefono' a casa un paio di giorni dopo la strage di Ustica: "Comandante, si ricorda di me? Sono De' ttori". Li' per li' il nome non mi diceva niente. Allora mi ricordo' di un incontro che avevamo avuto nel 1978, con i sottufficiali della base di Grosseto. Mi rammento' alcuni particolari della sala e di una uscita che aveva avuto il comandante. Era agitatissimo: "Comandante, siamo stati noi a tirarlo giu' . Siamo stati noi". Lo bloccai subito: ma che stai dicendo? E lui: "E' una cosa terribile...". Era sempre piu' agitato. Gli dissi: guarda, ti rendi conto che e' una cosa enorme, ci vogliono delle prove, dei riferimenti. E lui: "Io non le posso dire nulla, perche' qua ci fanno la pelle". Cercai di calmarlo, perche' tanto piu' era agitato, tanto piu' poteva essere pericoloso per lui...". Mario Ciancarella, ex capitano dell' Aeronautica in servizio alla base di Pisa fino al 1980, imputato di insubordinazione perche' tra i fondatori del movimento dei militari democratici, processato ed espulso dall' Arma azzurra, oggi fa il libraio, ma non ha mai dimenticato una virgola di quanto accadde intorno a lui e agli altri sottufficiali e ufficiali investiti da una tempesta di accuse per aver osato alzare la testa di fronte agli stati maggiori. Bene, adesso Ciancarella ha deciso di raccontare tutto e la rivista Avvenimenti ha gia' pubblicato una prima parte dei suoi ricordi. Testimonianze che aggiungono tasselli importantissimi per ricostruire la vicenda di cui e' stato protagonista il maresciallo Mario Alberto De' ttori, il radarista di Poggio Ballone trovato impiccato nel 1987. Nelle prossime ore, Ciancarella sara' ascoltato dal giudice istruttore Rosario Priore, che sul "caso De' ttori" vuole far luce completa. La questione e' delicatissima e potrebbe forse chiarire il mistero sulle possibili connessioni tra la base di Grosseto, il radar di Poggio Ballone e la strage del DC9. Nei giorni scorsi, infatti, il magistrato avrebbe sequestrato una agenda del maresciallo De' ttori, in servizio proprio a Poggio Ballone la sera del 27 giugno 1980, su cui sarebbero annotati riferimenti a "missili" e alla "Difesa aerea". Il fatto e' che il giorno dopo la strage, De' ttori confido' con tono concitato alla cognata che "eravamo stati a un passo dalla guerra". E che questa confidenza trova oggi una conferma sostanziale nelle parole e nei ricordi del capitano Mario Ciancarella. Dunque, capitano, quando De' ttori la chiamo' era agitato. "Molto. Tanto che le cose che mi stava dicendo mi fecero uno strano effetto. Voglio dire che mi preoccupai piu' di calmarlo che di capire effettivamente che cosa era successo". E poi? Il maresciallo si rifece vivo con lei? "Si' , ai primi di agosto. Mi telefono' una seconda volta a casa. Ma con un tono completamente diverso. Era freddissimo. Accenno' alla faccenda del Mig trovato sulla Sila, a cui devo dire che in quei giorni non avevo dato troppa importanza. Poi mi ricordo' che gli avevo chiesto riferimenti precisi, prove". Gliele forni' ? "Mi disse: "Io le posso dare solo alcuni suggerimenti, che poi lei deve verificare". Gli chiesi: scusa, ma in base a cosa mi dai questi suggerimenti? E lui: "Dopo questa puttanata del Mig... si guardi gli orari degli atterraggi, i missili a guida radar e a testata inerte". Gli risposi che lo avrei fatto. Ci scambiammo gli auguri estivi. E da allora non lo sentii piu' ". Ciancarella ricorda che per lui non ci fu piu' nemmeno il tempo di farli quei controlli suggeriti da De' ttori. All' inizio di settembre comincio' la raffica di accuse contro il movimento dei militari democratici e prima della fine dell' anno arrivo' anche l' imputazione di insubordinazione. "Avevo la testa da un' altra parte e nella mia stessa situazione c' era anche un mio caro amico, Sandro Marcucci", ricorda. Marcucci, anche lui capitano pilota dell' Aeronautica, anche lui espulso dall' Arma azzurra, e' precipitato a febbraio in Toscana con il suo aereo antincendio. Un incidente discusso e discutibile, sostiene Ciancarella. Avvenuto appena due giorni dopo la pubblicazione sul Tirreno di una durissima lettera aperta che Marcucci aveva scritto sui temi della liberta' e democrazia in Aeronautica. Anche Marcucci sapeva delle confidenze di De' ttori? "Marcucci sapeva altre cose. Ad esempio, sosteneva che quel Mig precipitato sulla Sila era partito dalla base di Pratica di Mare. Lui a Pratica c' era stato a lungo, per un corso sul G222. Me ne aveva parlato piu' volte". Ieri, in occasione della cerimonia di giuramento del corso Nibbio IV all' Accademia di Pozzuoli, il capo di stato maggiore dell' Aeronautica, generale Stelio Nardini, ha detto: "Cio' che e' avvenuto lunedi' scorso a San Macuto (l' approvazione della relazione finale che mette sotto accusa l' Arma azzurra per le omissioni sulla strage di Ustica, n.d.r.) ha procurato ferite piu' laceranti di quelle che hanno segnato i corpi, cinquantuno anni orsono, dei nostri caduti, ma noi non smetteremo un solo attimo di lottare per la causa della verita' . Percio' oggi, davanti a questa bandiera e a tutti voi, dico: nessun uomo dell' Aeronautica militare ha mai tradito la loro memoria, il loro sacrificio, il giuramento di fedelta' alle nostre istituzioni". Poi di fronte ai giornalisti, Nardini ha voluto precisare che nelle sue parole non vi era nessun intento polemico: "Non mi permetterei mai di essere polemico con nessuno . ha detto l' alto ufficiale . noi pero' non ci sentiamo sotto accusa, siamo soltanto amareggiati. Ancora non so per quale motivo e' caduto il DC9 dell' Itavia a Ustica. Ci sentiamo parte di questa tragedia che ha colpito il Paese e riteniamo che in questo stato di diritto la verita' verra' fuori". Andrea Purgatori
Purgatori Andrea
Pagina 13
(17 aprile 1992) - Corriere della Sera
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