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laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 20:57 | |
| USTICA, SOTT' INCHIESTA I PERITI INFEDELI Repubblica — 13 marzo 1995 pagina 7 sezione: CRONACHE
ROMA - Dieci periti di parte nel processo su Ustica rischiano di essere incriminati per consulenza infedele. Lo stesso Stelio Nardini, ex capo di Stato maggiore dell' Aeronautica potrebbe essere indagato per concorso nell' identico reato. L' ipotesi è emersa ieri, poche ore dopo che il giudice Rosario Priore aveva trasmesso alla procura parte dei documenti trovati al ministero dell' Aeronautica. L' armadio è ancora lì, ai piani alti dello Stato maggiore. I giudici Priore e Mastelloni lo hanno scoperto per caso alla fine del febbraio scorso. Stavano indagando su Stelio Nardini, capo di Stato maggiore dell' arma azzurra tra il 1990 e il 1993. C' era necessità di verificare quali documenti sulla tragedia di Ustica e di Argo 16 possedesse ancora il generale. Così, dopo essere passati a casa sua e nel suo nuovo studio, i due magistrati hanno pensato, quasi per scrupolo, di fare una capatina anche nel suo vecchio ufficio di capo di stato maggiore. In un angolo c' era un armadio. Blindato, grigio, a due ante. Sopra, in bella evidenza, la scritta "Ustica". Aiutati dagli uomini della polizia giudiziaria, guidati dal colonello dei carabinieri Marcantonio Bianchini, i due giudici istruttori hanno aperto le due ante e sono rimasti di sasso. All' interno c' erano, ordinati in faldoni e fascicoli, centinaia di documenti. Corrispondenza interna, disposizioni, relazioni, valutazioni e direttive di comportamento su un caso che da quindici anni sta mettendo a dura prova la credibilità della nostra Aeronautica. Un armadio blindato Ma sfogliando tra le cartelle, sono spuntati fuori documenti che non dovevano certo stare in quell' armadio e in quell' ufficio. Si trattava, infatti, di relazioni dei periti di parte, relazioni dettagliate su operazioni peritali d' ufficio, documenti trasmessi sul fax dello stato maggiore, relazioni delle riunioni avvenute tra periti d' ufficio e consulenti di parte. Materiale, insomma, elaborato dai periti incaricati da una serie di alti ufficiali dell' Aeronautica incriminati per alto tradimento e attentato all' attività di governo dal giudice Rosario Priore. Nei loro confronti l' arma azzurra si era costituita parte civile proprio per tutelare la sua buona immagine, offuscata dal sospetto che alcuni suoi alti dirigenti avevano nascosto, depistato e mentito nell' affannosa ricerca della verità da parte della magistratura. Cosa ci faceva quel materiale e chi lo aveva accatastato in quell' armadio? Il sospetto di una collusione tra indagati e chi si era constituito in giudizio nei loro confronti divenne certezza man mano che si scoprivano altri documenti. L' armadio dei misteri si stava rivelando un vero scrigno dei segreti su Ustica. Una normale acquisizione di "materiale documentale" assumeva le dimensioni di un' operazione-verità. Una brutta scoperta che finiva per addensare nuove ombre di dubbi e di incertezze sull' atteggiamento dell' Aeronautica nel giallo del Dc 9 Itavia esploso sui cieli del basso Tirreno il 27 luglio del 1980. In alcune carte, inoltre, ci sarebbe stata la prova che i consulenti avrebbero dato la loro disponibilità a discutere gli sviluppi dell' inchiesta su Ustica con i vertici dell' Aeronautica. Una conferma è giunta poi nell' interrogatorio cui è stato sottoposto Nardini. Ascoltato come teste, sarebbe emerso che il generale veniva regolarmente informato delle richieste che Priore inviava all' Aeronautica. L' arma azzurra rispondeva attraverso gli stessi periti che finivano per avere un doppio ruolo di consulenti di parte degli indagati e dell' Aeronautica. Consulenza infedele Il giudice Priore ha trasmesso copia della documentazione alla Procura della Repubblica. Nelle prossime ore, il pool di sostituti che si occupa della vicenda, Giovanni Salvi e Giuseppe Rosselli, coordinati dal capo Michele Coiro, si dovrebbe riunire per valutare se sussistono delle ipotesi di reato. Il processo di Ustica segue le regole del vecchio rito e i periti sono legati al segreto e soprattutto devono prima riferire al magistrato le loro valutazioni e le loro conclusioni. Cosa che non hanno fatto. Avrebbero invece informato direttamente il generale Stelio Nardini che chiedeva di essere tenuto al corrente. La sua posizione è più grave. L' ex capo di Stato maggiore, proprio per la veste che ricopriva, non poteva e non doveva avere copia dei documenti stesi dai periti di parte. Rischia di essere incriminato per concorso in consulenza infedele, reato che avrebbero commesso i periti del collegio di difesa dei generali indagati. Lamberto bartolucci, Franco Ferri, Corrado Melillo, Zeno Tascio, Franco Pisano, Giovanni Cavatorta, Domenico Zauli, Giancluca Muzzarelli e Giorgio Russo, nel gennaio del 1992 erano stati accusati di alto tradimento e attentato all' attività di governo. Se le prove raccolte confermeranno questo quadro di presunta collusione tra periti di parte e Stato maggiore dell' Aeronautica sarà invevitabile il provvedimento della Procura. E sull' arma azzurra tornberà ad addensarsi quell' alone di sospetti che da quindici anni grava sul suo atteggiamento nella ricerca della verità sulla tragedia del Dc 9 di Ustica. - di DANIELE MASTROGIACOMO |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 20:59 | |
| MOLOTOV PER MINACCIARE UN MARESCIALLO DI USTICA Repubblica — 07 gennaio 1996 pagina 17 sezione: CRONACA
ROMA - Si firmano Nuclei per l' eliminazione fisica dei militari corrotti e coinvolti in Ustica. Guardando a quel che succede in Italia verrebbe da pensare ad una burla. A qualche mitomane in cerca di pubblicità che sfrutta le clamorose rivelazioni di questi giorni sulla strage del Dc9 Itavia per erigersi a moderno giustiziere. In realtà si tratta di una cosa molto, molto seria che preoccupa inquirenti e investigatori. Due bottiglie incendiarie sono state scoperte per puro caso davanti alla porta d' ingresso di un maresciallo dell' Aeronautica militare a Bologna. Il sottufficiale si chiama Giuseppe Caragliano. Nel 1980 e per alcuni anni ha lavorato presso il Rita a Roma. Si tratta del reparto interno trasmissioni, l' ufficio che controlla il servizio telefonico interno dei vertici dell' Arma azzurra. Da molte settimane il militare riceveva continue e pesanti minacce. Soprattutto per telefono. Lo chiamavano a tutte le ore del giorno e della notte parlando in dialetto sardo o pugliese. Poi, il 26 dicembre scorso, tornando a casa, il maresciallo ha notato due bottiglie appoggiate sulla sua porta di casa. Sotto tensione per via delle minacce, ha subito pensato a qualcosa di brutto. Si è avvicinato e ha notato che erano piene di liquido, risultato poi infiammabile. Le bottiglie non erano comunque innestate, quindi, teoricamente non potevano esplodere. Non solo. Guardandosi attorno, il sottufficiale ha notato su una parete del ballatoio di casa anche una scritta, tracciata con vernice spray: "Militari corrotti". Ha chiamato la Digos che sul caso ha steso un rapporto che è stato poi trasmesso alla Pretura presso la Procura circondariale del capoluogo emiliano. La viceda sembrava comunque chiusa e considerata conseguenza di minacce per estorsioni o ritorsioni non meglio precisate. Due giorni dopo, il 28 dicembre, il maresciallo riceve una nuova telefonata. Alza la cornetta con una certa apprensione, sebbene ormai assuefatto alle minacce, e sente dall' altra parte una voce anonima che rivendica l' attentato. Il telefonista scandisce bene la sigla: "Nuclei per l' eliminazione fisica dei militari corrotti e coinvolti in Ustica". Il sottufficiale cade dalle nuvole. Chiama di nuovo la Digos e racconta della chiamata. Giura di non sapere nulla di Ustica e di non essere mai stato convocato, neanche come semplice testimone, dal giudice Rosario Priore. Due ore dopo una seconda telefonata giunge al centralino del Nucleo dei carabinieri di Bologna. La voce annuncia che è stata piazzata una bomba in un certo stabile in una certa via. Ordina di far sgombrare tutti gli abitanti, tranne, aggiunge, "il maresciallo Caragliano che deve saltare in aria". Prima di chiudere, firma la rivendicazione. Con una sigla di cui il carabiniere di servizio riesce a cogliere solo tre parole: militari, corrotti e Ustica. A questo punto si mette in moto l' apparato investigativo. Si indaga per saperne di più. Nessuno lo conosceva e il suo nome non era mai apparso sui giornali. Lui stesso continua a ripetere: "I radar non so nemmeno cosa siano, ho sempre aggiustato i circuiti". Ma allora, perchè quella rivendicazione? Perchè l' accostamento con la tragedia del Dc9? Un dato sembra certo: da qualche settimana, dopo la serie di perquisizioni in casa di altissimi ufficiali dell' Aeronautica e dei Servizi segreti, la tensione è notevolmente accresciuta. Ci sono vari segnali in tal senso. Questo offre una lettura diversa delle dichiarazioni fatte proprio ieri dall' avvocato difensore del generale Demetrio Cogliandro, l' ex dirigente Sismi che custodiva in casa oltre cinquecento scottanti dossier sui grandi misteri italiani. "Le notizie apparse in questi giorni", ha detto il legale, "fanno il generale depositario di verità riuguardanti vicende scottanti e delicate. Ciò potrebbe determinare reazioni imprevedibili da parte di qualcuno. La verità è che il contenuto di quelle carte rappresenta in parte la sintesi di opinioni personali che Cogliandro si è fatto su certi fatti di risonanza mondiale". Timore giustificato? E da cosa? Il professor Luciano Revel avrà i suoi buoni motivi per mettersi in allarme. Tutto il giallo infinito di Ustica è costellato di episodi a dir poco inquietanti. Strane morti, suicidi, incidenti, furti, sparizioni di documenti. E un gran controllo da parte degli apparati di intelligence. Nel marasma si verificano nuovi depistaggi, tentativi di inquinamento e forzature che spingono a precisazioni: l' ultima riguarda l' accostamento tra la morte del colonnello del Sismi Mario Ferraro e Ustica. E' vero che doveva essere ascoltato. Ma come tutti gli appartenenti alla prima divisione di Forte Braschi. Era la divisione addetta alla sicurezza interna. Nell' ambito dell' inchiesta si è proceduto ad ascoltare ufficiali e sottufficiali che avevano prestato servizio negli anni 80. Routine, nulla di più. Ferraro, dicono fonti bene informate, di Ustica non sapeva nulla e la sua morte non è certo legata a quella vicenda. Il caso ora diventa prettamente politico. La Commissione Stragi se ne occuperà intensamente la prossima settimana. Sono previste molte audizioni: mercoledì sarà ascoltato Cogliandro, poi sarà la volta di Martini e di Nardini. Per Cossiga si deciderà alla fine. Il presidente Pellegrino vuole farsi un' idea precisa dell' archivio Cogliandro. - di DANIELE MASTROGIACOMO |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:00 | |
| MARESCIALLO SUICIDA PER USTICA Repubblica — 22 dicembre 1995 pagina 21 sezione: CRONACA
LECCE - La sciagura di Ustica continua a mietere vittime. Ieri pomeriggio, nelle campagne di Frigole, vicino a Lecce, si è ucciso, impiccandosi ad un albero, il maresciallo in pensione dell' Aeronautica militare Franco Parisi, di 45 anni. Il sottufficiale era in servizio nel Centro radar di Otranto la sera di quel tragico 27 giugno 1980, quando un Dc-9 dell' Itavia esplose nel cielo di Ustica e precipitò in mare. Morirono i 77 passeggeri e i 4 membri dell' equipaggio. Si aprì quella sera una delle più tormentose vicende della storia della nostra aviazione civile e militare, perché intorno a quella oscura vicenda sorsero un' infinità di ombre, che hanno investito e turbato l' intero paese e anche l' Aeronautica. Il maresciallo Franco Parisi, che era sposato con figli, aveva lasciato il servizio due anni fa per ragioni di salute. Pare che fosse preda di depressione psichica, che potrebbe benissimo essere conseguenza del suo ruolo di radarista. Nel settembre scorso era stato interrogato dal giudice romano Rosario Priore, proprio nell' ambito dell' inchiesta del Dc-9 dell' Itavia. Il sottufficiale non risultava assolutamente indagato, ma fu convocato dal giudice solo come teste a conoscenza dei fatti. Tuttavia, rimase profondamente scosso e senza dubbio quell' interrogatorio, e il giallo che circonda il caso Ustica, hanno avuto certamente un effetto deprimente su quell' uomo. Franco Parisi sarebbe dovuto tornare dal giudice tra qualche mese e anche questa prospettiva gli risultava preoccupante. Insomma, si era creato in lui un forte stato d' ansia. La stessa ansia che due anni fa lo aveva indotto a rassegnare le dimissioni dall' Aeronautica. Addosso al sottufficiale è stata trovata una lettera di addio e di scuse alla famiglia. Purtroppo non è il primo suicidio legato al fatto di Ustica. Già un altro militare si era tolto la vita a causa dello stress psichico provocatogli dalla vicenda. Una vicenda che, al pari di tante altre oscure storie che hanno avvelenato la vita del nostro paese, è rimasta senza soluzione, senza che finora abbia visto trionfare la giustizia e verità. Non pochi sottufficiali, ufficiali anche generali dell' Aeronautica si sono visti recapitare avvisi di garanzia e comunicazioni giudiziarie. Non poche carriere si sono fermate a quel 27 giugno ma, soprattutto, ne ha sofferto il prestigio di tutta l' Aeronautica. Una cosa è certa: se dal primo momento ci fosse stata più chiarezza, più trasparenza ed anche una maggiore disponibilità a fornire tutti i documenti, tutti i ' tracciati' , tutti i segnali comparsi sugli schemi radar del Sud, da Martina Franca ad Otranto, alla Sicilia, non ci sarebbero state tutte le ombre, i sospetti, i dubbi che hanno coinvolto i militari dell' Aeronautica. Era naturale che sugli uomini radar dell' Aeronautica si abbattesse un ciclone di sospetti e di accuse, che hanno scosso anche le coscienze di molti protagonisti e sollevato enormi dubbi nell' opinione pubblica. E' certo che tra questi uomini c' è gente che sa molto di più di quello che è stato detto, perché la vicenda del Dc-9 dell' Itavia è stata scritta in tempo reale sui radar e sulle telescriventi, sotto gli occhi di militari abituati ad interpretare all' istante i rischi e le conseguenze delle manovre e degli errori, anche quelli che qualcuno commise nel cielo di Ustica. Forse Franco Parisi si è sentito in colpa e ha perso la sua tranquillità, forse ha avuto paura dell' interrogatorio che si stava avvicinando. E' difficile pensare che non avesse nulla da aggiungere a quanto aveva già detto al pubblico ministero Rosario Priore. Probabilmente non ha sopportato il peso di un nuovo interrogatorio: "Non ce la faccio più", ha scritto sul bigliettino prima di togliersi la vita. Poi, su quel foglio di carta, ha chiesto scusa alla famiglia: "Perdonatemi". Infine se n' è andato per sempre. - b c |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:02 | |
| VETO DELLA NATO SU USTICA Repubblica — 27 marzo 1996 pagina 18 sezione: CRONACA
ROMA - La verità su Ustica fa paura. Per la Nato prevale la sicurezza del proprio sistema difensivo. Così, due mesi dopo aver ricevuto la richiesta del presidente del Consiglio Lamberto Dini, il segretario generale dell' Alleanza Atlantica, lo spagnolo Javier Solana, ha negato la consegna dei codici d' interpretazione del funzionamento del sistema radar per la difesa del territorio italiano. Un veto che renderà più difficile, se non impossibile, capire cosa accadde effettivamente la sera del 27 giugno del 1980 sui cieli di Ustica. Una decisione grave, stigmatizzata dal comitato dei familiari delle vittime e dalla parlamentare progressista Daria Bonfietti. "La risposta negativa del segretario generale della Nato rappresenta una pesante delusione per tutti coloro che attendevano elementi nuovi di conoscenza sulla strage di Ustica", afferma il senatore Massimo Brutti, presidente del comitato parlamentare per i Servizi di informazione e sicurezza, "vorrei conoscere le motivazioni della decisione comunicata al presidente del Consiglio Dini. E' possibile che dopo 16 anni le esigenze della sicurezza Nato impongano ancora la conservazione del segreto e che questo segreto sia perenne? La Nato è una alleanza di paesi democratici. Negli ordinamenti democratici - prosegue Brutti - il diritto alla verità va considerato come un valore fondamentale. I sistemi di sicurezza possono essere cambiati e la conoscenza di quei documenti può e deve essere consentita. C' è una questione nazionale rilevante e drammatica, che non può considerarsi chiusa". L' atteggiamento di chiusura dell' Alleanza atlantica potrebbe però trovare una via d' uscita che consentirebbe ai magistrati che indagano sulla tragedia di Ustica di avere i documenti richiesti senza per questo compromettere la sicurezza del sistema di difesa. Secondo fonti qualificate della Nato a Bruxelles, il segretario generale starebbe valutando la possibilità di far consultare, in camera caritatis, i codici ai giudici Priore e Salvi. Significa di fatto una visione dei documenti senza il loro rilascio da allegare agli atti dell' inchiesta. La riposta del segretario generale della Nato è stata consegnata a Palazzo Chigi nei giorni scorsi. L' ufficio di presidenza l' ha poi comunicata al giudice istruttore Rosario Priore. Il magistrato aveva chiesto più volte che fosse sollevato il segreto sui codici Nato. Sulla base degli accertamenti che stava svolgendo, riteneva che potessero rappresentare la chiave di accesso alla verità oggettiva sulla tragedia del Dc9 Itavia. Il sistema radar difensivo dell' Alleanza Atlantica ha sicuramente registrato quanto avvenne pochi secondi prima delle 21 del 27 giugno del 1980. Con i codici di interpretazione, i tracciati radar avrebbero quindi fornito un quadro esatto degli aerei in quel momento in volo sulla zona e avrebbero chiarito definitivamente anche l' origine di alcuni plot, in avvicinamento al velivolo civile, attribuiti ad un caccia militare. Nella risposta a Dini, Javier Solara sottolinea che i documenti richiesti sono per almeno tre quarti assolutamente riservati e su di loro non può essere tolto in alcun modo il segreto. Solana si è invece riservato una decisione sull' altro quarto di documenti richiesti. E' ancora in corso la procedura per esaminare l' opportunità di una declassificazione. Su Ustica, intanto, si registra una nuova iniziativa del deputato Verde, Massimo Scalia. In un' interrogazione, il parlamentare chiede che siano attivati tutti i mezzi per stabilire se la sera del 27 giugno 1980 furono imbarcati sul Dc9 dell' Itavia tre reattori nucleari, dell' ex Cnen e dell' Agip, probabilmente destinati alla Libia di Gheddafi. L' onorevole Scalia ricorda inoltre che poche settimane prima di quel volo, proprio a Bologna ci fu un furto di materiale fissile. - di DANIELE MASTROGIACOMO |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:04 | |
| USTICA, ALTRI 20 UFFICIALI INDAGATI Repubblica — 18 novembre 1995 pagina 16 sezione: CRONACA
ROMA - Nuovo, deciso impulso nell' inchiesta sulla strage di Ustica. Dopo le concrete ipotesi suggerite dalla perizia di parte civile circa la presenza di tre aerei vicino al Dc-9 dell' Itavia precipitato in mare il 27 giugno 1980, scattano altre venti incriminazioni per altrettanti ufficiali dell' Aeronautica e del Sismi. Nelle comunicazioni giudiziarie, spedite dall' infaticabile giudice istruttore di Roma Rosario Priore, si parla di favoreggiamento, falso ideologico e reticenza. Non si conoscono tutti i nomi degli inquisiti. Si sa solo che questa volta sono finiti al centro dell' inchiesta sulla morte degli 81 occupanti il Dc-9, i massimi vertici che si sono succeduti sia all' Aeronautica sia a Forte Braschi. Tra questi spicca il nome del generale Fiorito Di Falco, vicecapo del Sismi e poi rimosso dall' incarico dopo essere stato indagato da Priore e ora quelli di Giampaolo Argiolas, generale in pensione ed attuale capo di Civilavia, Franco Pugliese, già vicecapo di gabinetto dell' ex ministro della Difesa Lelio Lagorio. I venti nuovi indagati, che si vanno a sommare agli altri trenta ufficiali e sottufficiali dell' Aeronautica già incriminati dallo stesso Priore all' inizio della nuova inchiesta, sono finiti nel mirino del magistrato dopo una serie di perquisizioni in case private e uffici pubblici sia di dipendenti dell' Aeronautica sia del Sismi. Nell' abitazione di Argiolas, in particolare, i carabinieri guidati dal colonnello Marcantonio Bianchini, avrebbero trovato prove ritenute fondamentali per stabilire le responsabilità nel vergognoso muro di omertà e di reticenza che avvolge questa strage. Chiamato in causa, il generale Pugliese sarebbe stato immediatamente convocato dal magistrato e interrogato alla presenza del suo difensore. Gli stessi documenti avrebbero provocato l' emissione di una nuova comunicazione giudiziaria nei confronti dell' ex capo di Stato Maggiore dell' Aeronautica, Stelio Nardini, già indagato per cinque diversi episodi. In casa e nel vecchio ufficio dell' altissimo ufficiale dell' Arma azzurra erano stati scoperti veri e propri archivi dedicati al caso Ustica. E forse proprio da quella scoperta, ottenuta anche dall' intuito del giudice veneziano Carlo Mastelloni, che sta indagando sull' esplosione di Argo-16, inchiesta con molti punti in comune con quella di Ustica, si è aperto questo nuovo fronte. Al centro degli ultimi accertamenti ci sarebbero i famosi nastri di registrazione radar cercati ma mai trovati nella base di Poggio Ballone. Si è stabilito con certezza che questo centro ha registrato, da nord a sud e in particolare nell' alto Tirreno, cosa era accaduto nei cieli di Ustica la notte del 27 giugno 1980. I nastri dopo essere stati custoditi nella base di Trapani erano stati trasmessi all' Itav, il centro sulla sicurezza area della nostra aeronautica. Caporeparto dell' Itav, all' epoca, era il generale De Falco, il quale soprintendeva anche al centro radar di Ciampino. Interrogato, l' alto ufficiale aveva smentito di aver mai ricevuto i nastri. Ora grazie alle perquisizioni effettuate nell' abitazione di tre alti ufficiali, è stata ottenuta la prova della bugia. Agli atti dell' inchiesta è stato allegato l' ordine scritto con il quale si chiedeva la trasmissione dei nastri di Poggio Ballone, in provincia di Grosseto, da Marsala all' ufficio Itav. E se quelle registrazioni salteranno fuori, forse si otterrà la prova visiva di ciò che è accaduto su Ustica la notte del 27 giugno 1980. - di DANIELE MASTROGIACOMO |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:07 | |
| MARONI SU USTICA: ' CREDO AL MISSILE' Repubblica — 30 giugno 1994 pagina 20 sezione: CRONACA
ROMA - Il giudice istruttore, Rosaro Priore convoca i periti, il presidente Scalfaro assicura il suo interessamento per la ricerca della verità, il ministro dell' interno Maroni parla di missile. Sulla strage di Ustica si ritorna a parlare con una insistenza. Il magistrato romano, titolare dell' inchiesta sul Dc 9 Itavia abbattuto il 27 giugno 1980 sul cielo di Ustica con 81 persone a bordo, ha perso la pazienza. Priore, infatti, ha intimato ai periti di concludere i loro accertamenti e di depositare la maxiperizia generale entro il 23 luglio prossimo. Il magistrato, dopo aver precisato che non ammetterà ritardi, ha convocato per la prossima settimana una riunione dei periti, italiani ed esteri, all' aeroporto di Pratica di Mare per fare il definitivo consuntivo sugli accertamenti finora acquisiti. Come è noto, prevale tra i periti l' ipotesi che il DC 9 Itavia sia precipitato in mare per lo scoppio di una bomba ad orologeria sistemata nella toilette dell' aereo, ma ci sono anche pareri discordanti. Tutto ciò ha creato un' impasse per la stesura della perizia conclusiva. Intanto, ieri mattina, il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro ha ricevuto alcuni rappresentanti del Comitato per la verità su Ustica. All' incontro hanno partecipato, il presidente del Comitato, Nicolò Lipari, i parlamentari Libero Gualtieri, Giangiacomo Migone e Sergio De Julio, il sociologo Franco Ferrarotti, il giornalista Andrea Barbato e rappresentanti dell' Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica. Al presidente Scalfaro è stato chiesto un interessamento per ricostituire la Commissione stragi. Inoltre, come ha riferito l' onorevole De Julio, "sono stati portati all' attenzione del Presidente i problemi che non consentono il raggiungimento della verità, quali gli ostacoli che vengono frapposti al lavoro del giudice Priore, la mancata collaborazione di paesi stranieri e la mancata adozione di misure amministrative nei confronti di quel personale della pubblica amministrazione che é stato reticente. Scalfaro, dopo aver ribadito l' impegno del Quirinale per far luce sulla strage di Ustica, ha annunciato un suo interessamento su tutte le richieste sollecitate dal Comitato. E sempre ieri, a Bologna, il ministro dell' Interno, Roberto Maroni è intervenuto ad un convegno sul tema "Il muro trasparente: dal Watergate a Ustica" cui ha partecipato il giornalista americano Carl Bernstein, uno dei protagonisti del caso Watergate. Afferma Maroni: "Quando ho messo piede al Viminale speravo di trovare un foglietto con scritto: ' I responsabili della strage di Ustica sono...' . E' stata una mia ingenuità, perchè finora non ho trovato niente". Il ministro ha poi precisato: "Senza clamore, senza dirlo in giro, come del resto è mia abitudine, dal giorno dopo il mio insediamento ho fatto tutte le verifiche. Alla ricerca di quel bigliettino ho aperto tutti i cassetti del ministero, molti armadi li avevano già vuotati, se non portati via prima del mio arrivo. Ma non c' era niente. Neanche fuori dal Viminale. Neanche fra le centinaia di fascicoli accumulati dal Sisde negli anni. Ho voluto guardare anche lì, non si sa mai... La mia impressione è che qualcuno abbia potuto far sparire qualcosa. A 14 anni dall' evento sono pessimista malgrado la disponibilità del governo, malgrado l' ultima parola sia in capo alla magistratura. Quello che noi possiamo fare è poco, drammaticamente poco". Maroni ha anche inviato una lettera personale al ministro francese Pasqua per sollecitare una risposta alle rogatorie inoltrate dal giudice Rosario Priore. "Lo hanno fatto anche i miei predecessori? Non mi risulta. Non ho trovato nessuna lettera e nessuno mi ha detto di essersi impegnato in questo senso". Ma tra l' ipotesi bomba oppure missile, "propendo per il missile - dice Maroni - . Ci sono dati di fatto che mi hanno convinto di questo. E inoltre la prima pista mi insospettisce: l' inchiesta ripartirebbe da zero". - di PAOLA CASCELLA e FRANCO SCOTTONI |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:10 | |
| USTICA, UN TELEGRAMMA MISTERIOSO Repubblica — 22 agosto 1995 pagina 14 sezione: CRONACA
BONN - Ancora dure accuse e nette smentite sulla tragedia di Ustica. Un reportage televisivo tedesco accusa i militari italiani, degli Usa, della Nato e libici di sapere tutto o quasi e di nascondere pressoché ogni cosa sul dramma del Dc-9 dell' Itavia precipitato il 27 giugno 1980. Gli inquirenti italiani, appena appresa la notizia dello ' scoop' , hanno smentito le notizie contenute nel reportage. Il Dc-9 di Ustica, secondo l' autorevole rete regionale tedesca Wdr, fu sicuramente abbattuto da un missile sparatogli contro da un caccia occidentale o libico. I comandi militari italiani, Usa e Nato hanno saputo subito cosa era successo ma si sono premurati in tutta fretta di bloccare la verità. In che modo? Il giornalista che ha curato il servizio parla di un telegramma cifrato che sarebbe stato ritrovato nella primavera scorsa a casa del generale dell' Aeronautica Stelio Nardini. Il telegramma, dice sempre la tivù tedesca, sarebbe partito dal Comando regionale operativo Nato di Martinafranca e sarebbe stato spedito appena quattro minuti dopo la sciagura del Dc-9. Secondo il giornalista tedesco il testo, decifrato soltato poche settimane fa, sarebbe il seguente: "Attenzione - Massima cautela - Non riferire ad alcuno - Sostituire il personale il 28 mattina, dare licenza - Prelevare i nastri di tutti i siti radar". I nastri, cui il telegramma fa riferimento, dice l' inchiesta giornalistica tedesca, sono le registrazioni dei radar di Martinafranca, di Marsala e di Poggio Ballone. Di questo telegramma cifrato, tuttavia, finora non si è saputo nulla. "Chi doveva essere coperto?", si domanda il giornalista. Il reportage tedesco parla infine dei vani tentativi fatti dagli uomini della torre di controllo del traffico aereo di Roma per mettersi in contatto quella notte con l' ambasciata degli Stati Uniti in Italia. Direbbero le registrazioni in inglese: "Qui torre di controllo del traffico aereo di Roma, abbiamo un problema con un aereo, dobbiamo parlare con qualcuno, assolutamente. Non potete darci un numero di telefono per trovare qualcuno da contattare? Se l' aereo è caduto ci sono 81 persone morte, penso che sarebbe abbastanza importante trovare qualcuno da disturbare". E qui si apre un secondo mistero. Le salme di 42 delle 81 persone perite a bordo del volo della tragedia sarebbero poi scomparse nel nulla, dice sempre il programma televisivo, forse recuperate in mare dai militari. Il reportage, che è opera di Udo Gumpel, corrispondente dall' Italia della Wdr e collaboratore di alcuni settimanali, sarà visionato nei prossimi giorni dal giudice Rosario Priore, che indaga da anni sulla strage. Che intanto, però, ha subito smentito il contenuto del servizio. "Un telegramma cifrato non sarebbe certo passato inosservato - hanno detto gli inquirenti - E non abbiamo mai sentito parlare nemmeno del testo decifrato nè di quelle istruzioni". Il giornalista tedesco è comunque entrato in possesso di un filmato - trasmesso ieri sera dal Tg3 - in cui si vedono militari che recuperano salme nel tratto di mare in cui fu avvistato il relitto del bireattore dell' Itavia. Un' operazione importante, dice la tivù di Colonia: i corpi ritrovati infatti furono solo 39 e gli altri 42 - sempre secondo il giornalista tedesco - sparirono nel nulla come sparì il filmato che egli avrebbe trovato. Per gli inquirenti l' autopsia su ogni cadavere sarebbe stata determinante per risalire alla verità, sottolinea la Wdr. Anche sul filmato, però, gli inquirenti italiani sono cauti: "A scatola chiusa è difficile dire qualcosa. Comunque, che a recuperare le salme siano stati dei militari è comprensibile". |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:14 | |
| IL BANCHIERE INTERROGATO SU USTICA Repubblica — 07 febbraio 1997 pagina 19 sezione: ATTUALITA'
ROMA - Il giudice Rosario Priore ha interrogato Francesco Pacini Battaglia, ieri per tre ore, in qualità di testimone nell' inchiesta su Ustica. Da tempo Priore si interroga sul ruolo della "Mediterranean survey service", la società di Pacini che tentò di ottenere l' appalto per il recupero del relitto del Dc9 caduto a Ustica. Fu proprio il giudice a disporre perquisizioni a casa dell' ammiraglio Giorgio Torrisi, ex capo di stato maggiore della Difesa, oggi scomparso. Torrisi, nel 1980, fu nominato a capo del consiglio di amministrazione della società. Durante l' interrogatorio, Priore avrebbe fatto riferimento anche al dossier trovato nella casa parigina dove era ospitato Ferdinando Mach di Palmstein, che contiene un riferimento al Dc9. La Commissione stragi ha sentito Priore mercoledì. Al centro dell' audizione, il dissidio che si consumò tra Giuliano Amato ed il giudice Vittorio Bucarelli, che prima del 1990 indagava su Ustica. Allora Amato parlò di fotografie scattate sui fondali prima che avvenissero le operazioni di recupero, cosa di cui gli aveva parlato Bucarelli. Priore ha ribadito che Amato, da lui sentito, ha confermato i fatti. |
|  | | laura56
Registrato il : 05/05/07 Messaggi : 409
| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:20 | |
| USTICA, DIGIUNA PER PROTESTA UN EX PILOTA Repubblica — 24 ottobre 1995 pagina 26 sezione: CRONACA
VIAREGGIO - Mario Ciancarella, ex pilota dell' Aeronautica militare ora in congedo, da quindici giorni porta avanti uno sciopero della fame "perché la Commissione stragi mi ascolti in merito alla strage di Ustica e all' omicidio del pilota Sandro Marcucci". Ciancarella, che ha perso otto chili di peso e assume soltanto liquidi, afferma di esser stato ascoltato "quattro volte e come persona informata dei fatti dal giudice Rosario Priore sulle indagini che io e Sandro Marcucci abbiamo espletato sulla questione di Ustica. E' necessario che la Commissione stragi mi ascolti: non possono ignorare il fatto che Sandro Marcucci è stato ucciso perché sapeva la verità su Ustica, né che io vengo minacciato ogni giorno per quello che so". |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:23 | |
| USTICA E I FACCENDIERI Repubblica — 24 ottobre 1996 pagina 9
ROMA - Ferdinando Mach di Palmstein e Pierfrancesco Pacini Battaglia entrano a far parte, come persone informate sui fatti, dell' inchiesta su Ustica. Il giudice istruttore Rosario Priore ieri si è fatto consegnare copia di numerosi documenti contenuti nel fascicolo, archiviato, nato in seguito alla cattura del finanziere di area psi nel 1994. Tra i documenti acquisiti, c' è anche il dossier in cui sono appuntate alcune "considerazioni" di Mach di Palmstein su Di Pietro e l' ex pm della Cooperazione Paraggio. L' iniziativa di Priore segue la fitta serie di perquisizioni in casa dell' ex capo di Stato maggiore, Torrisi e al ministero della Difesa, ordinate per far luce sulle reali attività della "Mss", una società specializzata nelle ricerche sottomarine di proprietà di Pacini. |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:24 | |
| LE MOLOTOV PER USTICA INDAGA ANCHE IL GIUDICE PRIORE Repubblica — 08 gennaio 1996 pagina 13 sezione: CRONACA
ROMA - Potrebbe essere legato al suo ruolo nel settore delle Telecomunicazioni, il movente del fallito attentato contro il maresciallo dell' Aeronautica, Giuseppe Caragliano. Nel 1980, anno della strage di Ustica, il sottufficiale era in servizio presso il Centro di telecomunicazioni militari di Roma. E la notte in cui è stato abbattuto il Dc 9 potrebbe aver ascoltato, come altri, le comunicazioni che intercorrevano tra un sito radar e l' altro. Nei nastri fatti sequestrare dal giudice Priore si ascoltano voci che la notte del 27 giugno del 1980 parlano di intenso e anomalo traffico aereo militare. Per riuscire a capire meglio i contorni dell' attentato incendiario, i giudici dell' inchiesta su Ustica chiederanno copia degli atti raccolti dai colleghi di Bologna. In questa settimana si procederà ad una fitta serie di interrogatori legati ai dossier del generale Cogliandro |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:26 | |
| Caso Ustica, il pilota del Mig: Sono stato io Repubblica — 26 agosto 1998 pagina 22 sezione: CRONACA
ROMA - Il Dc 9 di Ustica fu abbattuto da un Mig libico? Stando ad un documento, ora scomparso, sembrerebbe di sì. Si tratta di una sorta di confessione-testamento che il pilota del caccia di Tripoli, schiantatosi sulla Sila, ufficialmente il 18 luglio del 1980 ma si ritiene la sera della strage del velivolo Itavia, avrebbe scritto poco prima di precipitare. Del documento torna ad occuparsi il settimanale Avvenimenti in un lungo articolo che apparirà nel prossimo numero in edicola. Stando al periodico, che riprende ampi passi della richiesta di rinvio a giudizio della Procura, depositata il 31 luglio scorso, la confessione sarebbe stata trovata tra le carte mezze bruciacchiate del relitto del Mig libico. Firmato dal pilota Khalil, il documento è composto solo da una frase rimasta incompleta: "Io responsabile dell' abbattimento del velivolo civile italiano...". Recuperato dal generale Zeno Tascio, ex capo del Sios Aeronautica, è stato tradotto dal colonello Enrico Milani, al Sismi come interprete di lingua araba. Interrogato dopo 16 anni, Milani non ha però riconosciuto le note esibitegli come quelle che gli mostrò Tascio il 18 luglio dell' 80. Che fine hanno fatto? |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:27 | |
| USTICA, MISTERIOSO SUICIDIO A UDINE Repubblica — 12 novembre 1994 pagina 18 sezione: CRONACA
UDINE - Il procuratore della Repubblica di Udine, Giorgio Caruso, ha ordinato la riesumazione della salma di Gian Paolo Totaro, fino all' 84 medico delle Frecce tricolori, che si è suicidato nei giorni scorsi. Quella di Totaro è l' ultima delle morti misteriose legate alla strage di Ustica. Totaro conosceva bene Ivo Nutarelli e Mario Naldini, i due piloti morti nell' 88 nell' incidente aereo di Ramstein durante un' esibizione delle Frecce, gli stessi piloti che erano in volo sull' Adriatico proprio la notte in cui fu abbattuto il Dc9 dell' Itavia. Questa coincidenza ha sollevato dubbi, mai dissolti, su un collegamento fra la tragedia di Ustica e quella di Ramstein. Rosario Priore, il magistrato che indaga su Ustica, ha chiesto il fascicolo sulla morte dell' ex medico. |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:31 | |
| BOEMIO, TESTIMONE DA UCCIDERE? BRUXELLES RILANCIA LA PISTA USTICA Repubblica — 16 gennaio 1993 pagina 19 sezione: CRONACA
BRUXELLES - "Abbiamo ritrovato l' auto usata dagli assassini", annuncia il portavoce dell' ufficio istruzione del Tribunale. "I killer del generale Boemio l' hanno abbandonata a place Saint Josse, nel quartiere arabo". La tradizionale conferenza stampa convocata nel "parquet" del Palazzo di Giustizia è dedicata interamente al giallo che aleggia attorno alla morte dell' ex capo di Stato maggiore dell' Aeronautica militare italiana. Gli stessi inquirenti cominciano ad avere forti dubbi che il generale in pensione sia rimasto vittima di una banale rapina. Ieri hanno chiesto l' intervento della Criminalpol e dall' Italia si sono fatti inviare il dossier raccolto dai magistrati che indagano sulla strage di Ustica. Ci sono troppi particolari che spingono per la tesi dell' omicidio programmato, studiato a tavolino, forse addirittura commissionato. Il coltello, innanzitutto. Gli esami dell' autopsia hanno stabilito che gli aggressori hanno inferto un solo, violento colpo a pochi millimetri dal cuore del consulente dell' Alenia. I killer, probabilmente due, devono aver sorpreso Roberto Boemio mentre stava per parcheggiare la sua Mercedes nel box a poche decine di metri da casa. Forse si sono avvicinati, gli hanno chiesto un' informazione, poi hanno tirato fuori il coltello e lo hanno colpito al petto. L' arma usata era a serramanico, con una lama lunga e sottile. Quasi uno stiletto. Prima di raggiungere il cuore ha superato un pesante giaccone di pelle, una giacca e un pullover. Colpisce anche la precisione con la quale gli assassini hanno inferto la pugnalata. Solo dei killer professionisti sono in grado di uccidere con una sola coltellata. La presenza di un' arma bianca nel delitto aveva spinto gli investigatori verso la pista dell' aggressione a scopo di rapina. Ma un furto senza bottino non ha molto senso. Il portafoglio, unico oggetto di valore che aveva addosso il generale dell' Aeronautica, è stato consegnato ai familiari dai sanitari del Saint Pierre. Nessuno lo aveva toccato. Era rimasto infilato nella tasca interna. Tutto, ogni più piccolo dettaglio di questo assurdo e incredibile delitto, porta a conclusioni diverse. Uccidere l' ex capo di Stato maggiore dell' Aeronautica, significava far sparire uno scomodo e pericoloso testimone. Significava mettere a tacere l' uomo che conosceva una larga verità sulla notte di Ustica. E il tentativo di far passare l' omicidio per un delitto di bassa criminalità, aveva il chiaro scopo di confondere le acque e depistare le prime indagini degli inquirenti. Che i killer siano dei professionisti lo dimostra anche in quali condizioni è stata ritrovata l' auto rubata per mettere a segno l' aggressione. Tutti gli interni, dal cruscotto al volante, e le portiere esterne, sono state imbrattate con la schiuma dell' estintore che ogni macchina per legge deve portare a bordo. Un modo, spiegano gli investigatori, di cancellare le eventuali impronte digitali. Sarà quindi molto difficile riuscire a rintracciare gli autori dell' assassinio. Prima di partire per Macerata, a bordo di un aereo militare, il feretro del generale è stato portato nella chiesa di Saint Francois dove si è svolta una breve cerimonia. E di "inquietanti delitti collegati con l' inchiesta", ha parlato ieri l' Osservatore Romano, in un articolo dedicato alle ultime vicende di Ustica. "E' un drammatico elenco - scrive il giornale vaticano - di morti sospette, di suicidi, di incidenti, di sparizioni, di rapine". - dal nostro inviato DANIELE MASTROGIACOMO |
|  | | laura56
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| Oggetto: Re: da archivio storico di repubblica Sab Apr 26 2008, 21:33 | |
| PARLANO LE VEDOVE DI RAMSTEIN ' A USTICA PARTI' UN MISSILE' Repubblica — 22 febbraio 1992 pagina 17 sezione: CRONACA
ROMA - Il giorno successivo alla sciagura di Ustica, sottufficiali e ufficiali dell' Aeronautica sarebbero stati a conoscenza della causa che determinò l' abbattimento del Dc 9 Itavia, con 81 persone a bordo. E' questo il risultato della recente trasferta a Grosseto e a Bologna del giudice istruttore Rosario Priore e del pm Giovanni Salvi. Alcuni testimoni hanno confermato il clima di angoscia che la sera del disastro hanno vissuto nei centri del soccorso aereo e nelle postazioni radar. Due testimonianze, inoltre, avrebbero aperto alcune falle nel muro di gomma dei depistaggi e dei silenzi che ha resistito per oltre dieci anni. Si tratta delle mogli (o compagne) dei piloti, Ivo Nutarelli e Mario Naldini, deceduti il 27 agosto 1988 a Ramstein, durante un' esibizione delle "Frecce tricolori". Interrogate dal giudice Priore, le due donne avrebbero fatto alcune importanti ammissioni, ricordando le confidenze avute dai rispettivi mariti. Stando ad alcune indiscrezioni, circolate negli ambienti giudiziari, sembra che i due piloti dissero, in famiglia, che il Dc 9 Itavia era stato abbattuto per errore da un missile. Le confidenze di Nutarelli e Naldini sono molto importanti, in quanto i due piloti con il grado di capitano, all' epoca della strage di Ustica, erano in servizio presso la base militare di Grosseto come istruttori. Il 27 giugno 1980 a bordo di un F 104 volarono tra le ore 20,30 e 20,45 cioè pochi minuti prima che il Dc 9 fosse abbattuto tra Ponza e Ustica. Il loro volo, fu riportato, sul registro della base aerea, come una normale azione di intercettazione simulata. Può darsi che il volo avesse un altro scopo, tuttavia è ipotizzabile che i due piloti fossero a conoscenza di qualcosa di anormale che, quella sera, si stava verificando negli spazi aerei italiani. Il giudice Priore, mercoledì scorso, ha sequestrato all' aeroporto "Baccarini" di Grosseto, registri e altri documenti per accertare se vi siano state manipolazioni o se siano spariti carteggi in qualche modo collegati con l' abbattimento del Dc 9. Nell' aprile del 1991, due giornali tedeschi il Tageszeitung e il Der Spiegel pubblicarono due inchieste sulla strage di Ramstein avanzando l' ipotesi che non si trattò di un errore di manovra da parte del "solista" Nutarelli ma di un sabotaggio al suo aereo. In conclusione, secondo le inchieste dei due quotidiani berlinesi, qualcuno avrebbe sabotato l' Aermacchi delle Frecce tricolori, allo scopo di uccidere due testimoni della strage di Ustica. A Ramstein, oltre a Nutarelli e Naldini, morì anche il capitano Giorgio Alessio e nel disastro persero la vita 51 spettatori mentre altri 400 rimasero feriti. Gli inquirenti romani non credono ad un legame tra la strage di Ramstein e quella di Ustica anche perché molti altri ufficiali e sottufficiali dell' Aeronautica, hanno svolto, come Nutarelli e Naldini, diversi compiti, la sera dell' abbattimento del Dc 9, e risultano in servizio o in pensione, cioè non è accaduto loro niente di grave. Se le testimonianze delle mogli dei due piloti, deceduti a Ramstein, hanno portato ad accreditare ulteriormente l' ipotesi che i vertici dell' Aeronautica conoscevano la causa della strage di Ustica, subito dopo la sparizione dai radar del Dc 9, sembra, però, che gli inquirenti non siano riusciti, finora, ad avere notizie precise sull' aereo che avrebbe lanciato il missile. Tuttavia circola, sempre più insistente l' ipotesi di un coinvolgimento di caccia libici. Il maggiore Marcantonio Bianchini del Reparto operativo dei carabinieri che collabora con il giudice Priore, ha sequestrato, mercoledì scorso a Bologna, un' ingente quantità di documenti relativi al traffico aereo del giugno 1980. In particolare, l' ufficiale ha sequestrato oltre mille tabulati riguardanti i voli di aerei della Libia, effettuati nello spazio aereo italiano. I documenti si trovavano presso l' archivio Civilavia. Dalla trasferta a Grosseto e Bologna, il giudice Priore ha tratto altri elementi che si riferiscono al depistaggio compiuto dai vertici dell' Aeronautica e dai servizi segreti. I magistrati romani si sono incontrati con i loro colleghi bolognesi, Grassi e Mancuso. Durante una rapida ricostruzione delle inchieste sulla strage alla stazione di Bologna e sull' abbattimento del Dc 9 sarebbe emerso un elemento comune alle due istruttorie. Alcune persone che volontariamente hanno chiesto di essere interrogate come testimoni perché avevano importanti rivelazioni da fare, si sono rivelate come elementi manovrati da ex funzionari dei servizi segreti per depistare il lavoro degli inquirenti. Per la strage di Bologna ci furono i famosi depistaggi di Elio Ciolini e del generale del Sismi, Musumeci. Nell' inchiesta sull' abbattimento del Dc 9, il giudice Priore é stato costretto ad ascoltare e verificare le rivelazioni di numerosi e "strani" personaggi, autori di fantasiose ricostruzioni ma che contenevano anche notizie precise su aspetti marginali. Notizie, quest' ultime, che potevano, soltanto, provenire dai servizi segreti. - FRANCO SCOTTONI |
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