Vittime e Testimoni Strage Ustica
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da archivio storico di repubblica

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laura56




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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:37

DOPO USTICA DUE MORTI SOSPETTE
Repubblica — 23 dicembre 1990 pagina 19 sezione: CRONACA

ROMA Di Ustica si muore ha affermato in una dichiarazione l' on. Sergio De Julio della Sinistra indipendente e ha aggiunto: la vicenda è seminata di altre morti successive all' abbattimento del Dc 9 Itavia. Il parlamentare ha ricordato il caso del maresciallo Mario Alberto Dettori, trovato impiccato a un albero, il 30 marzo 1987, e le morti dei piloti Ivo Nutarelli e Mario Naldini, i due ufficiali delle Frecce azzurre, scomparsi nella tragedia di Ramstein in Germania. Questi casi presentano qualche connessione con la strage di Ustica. Ma c' è un' altra vicenda che riguarda il maresciallo dell' aeronautica Ugo Zammarelli, morto in un incidente stradale, sulla quale sta indagando il giudice istruttore Rosario Priore. Il maresciallo Zammarelli fu investito da una moto guidata da due giovani mentre attraversava una strada, nell' agosto del 1988, a Nocera Marina. Il sottufficiale, secondo indiscrezioni, si sarebbe occupato dell' invio in Libia dei resti del Mig 23 caduto sulla Sila e inoltre avrebbe svolto indagini sulle registrazioni radio, effettuate dall' aeroporto di Lametia Terme, la sera dell' abbattimento del Dc 9. La dinamica dell' incidente non ha completamente convinto i magistrati inquirenti. La moto a forte velocità sarebbe piombata sul Zammarelli, poi avrebbe travolto una donna infine si è quasi disintegrata ai bordi della strada. I due giovani motociclisti, dopo un volo di parecchi metri, morirono completamente sfracellati. Soltanto la donna riuscì a salvarsi, malgrado le numerose ferite. Durante le indagini sull' incidente, emersero alcuni elementi che lasciarono non poche perplessità al sostituto procuratore di Lametia Terme, dott. Luciano D' Agostino. Innanzi tutto il corpo del maresciallo non presentava alcun segno che giustificasse un presunto impatto con la moto. Nel certificato del medico legale venne avanzata l' ipotesi di un trauma interno forse alla spina dorsale, trattandosi di un incidente stradale non fu fatta una approfondita perizia necroscopica. Pertanto non è escluso che il giudice Priore, dopo aver acquisito il fascicolo giudiziario, provveda alla riesumazione del cadavere e lo sottoponga ad accertamenti medico-legali. Un altro aspetto rimasto avvolto nel mistero riguarda il motivo per il quale il maresciallo Zammarelli si trovava a Nocera Marina. Secondo notizie del ministero della Difesa, il sottufficiale aveva chiesto un periodo di ferie per cure termali, ma nessun riscontro che possa avvalorare questa tesi è stato possibile acquisire agli atti istruttori. In conclusione il caso Zammarelli, tenuto conto dell' attività svolta dal sottufficiale nelle vicende del Dc 9 Itavia e del Mig 23, per il giudice Priore, merita un approfondimento. Un altro caso su cui stanno indagando i magistrati romani nel quadro dell' inchiesta sulla strage di Ustica è quello del maresciallo Mario Alberto Dettori. In servizio presso il radar di Poggio Ballone, vicino Grosseto, il sottufficiale disse ai suoi familiari, il giorno successivo all' abbattimento del Dc 9, commentando il disastro aereo: E' successo un casino. Per poco non scoppiava la guerra. E siamo ancora in emergenza. Dalle testimonianze dei suoi familiari, rese nei giorni scorsi al giudice Priore, appare che il Dettori fosse a conoscenza di quanto accadde la sera del 27 giugno 1980 sul cielo di Ustica. Ma c' è un altro particolare importante. Nell' elenco relativo alle presenze, nel centro radar di Poggio Ballone, la sera del disastro, non figura il nome del maresciallo Dettori che, a quanto sembra, ha svolto, invece, il compito di vice capo del master controller. Sul suicidio, tramite impiccagione, non fu eseguita alcuna perizia. Il caso fu archiviato senza indagini, gli inquirenti hanno ritenuto che il suicidio fosse la conseguenza di un confuso stato mentale. I piloti Nutarelli e Nardini, la sera del disastro di Ustica, erano in volo su un caccia TF 1O4 biposto e atterrarono a Grosseto circa venti minuti prima dell' abbattimento del Dc 9 Itavia. Mentre l' Aeronautica militare ha fornito notizie su questo volo, le registrazioni radar di Poggio Ballone non contengono le tracce del volo di questo caccia unitamente ad altri due aerei. L' on. De Julio sostiene che questi strani episodi possano aver generato paura. Quella paura che si legge negli occhi di potenziali testi che forse pensano che sia meglio non ricordare. - di FRANCO SCOTTONI
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laura56




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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:40

USTICA, IL GIALLO DEGLI ORARI
Repubblica — 01 febbraio 1992 pagina 16 sezione: CRONACA

ROMA - Strage di Ustica: una notizia che ha dello sbalorditivo è filtrata, ieri, negli ambienti giudiziari. Un ufficiale dell' Aeronautica avrebbe affermato durante il suo interrogatorio come teste che la partenza del Dc 9 Itavia dall' aeroporto di Bologna fu ritardata di due ore perché l' aereo civile doveva servire come copertura radar ad un jet. Se l' indiscrezione risultasse vera, il "giallo" sull' abbattimento del Dc 9 si arricchirebbe di un altro mistero che qualcuno, prima o poi, dovrà svelare. Sulla partenza del volo di linea Bologna-Palermo del 27 giugno 1980, il giudice Priore ha svolto numerose e approfondite indagini. Il magistrato ha spedito nel capoluogo emiliano il maggiore dei carabinieri Marcantonio Bianchini, per raccogliere tutti gli elementi utili alle indagini. Sono state controllate anche le merci che furono imbarcate sull' aereo, in gran parte spedite da una società che vende attrezzi agricoli. Il Dc 9 doveva partire intorno alle ore 18 ma decollò da Bologna con due ore di ritardo. La causa che determinò il ritardo e che finora era stata data come certa era da ricercarsi in contrattempi che il Dc 9 aveva avuto in voli precedenti. In conclusione l' aereo arrivò all' aeroporto "Marconi" un' ora e mezza dopo il tempo previsto e partì alla volta di Palermo, circa 2 ore dopo l' orario stabilito. Il Dc 9 alle ore 21, mentre si accingeva ad atterrare a "Punta Raisi", perse quota dopo un volo planante sul Tirreno, si inabissò con 81 passeggeri a bordo. La presunta dichiarazione dell' ufficiale dell' Aeronautica secondo la quale il Dc 9 doveva servire come copertura radar ad un jet, se fosse vera, avvalorerebbe i risultati cui sono giunti i periti di parte civile. Secondo il prof. Pent, dai dati radar di Ciampino si rileva che dietro il Dc 9 c' era un altro aereo mentre un caccia volava parallelamente compiendo, poi, una manovra, tipica per un attacco al Dc 9. A questo punto non è escluso che il bersaglio fosse quel jet che ora viene indicato da una testimonianza. Con questo nuovo scenario la possibilità di conoscere la verità sulla strage di Ustica si fa più consistente. Se il ritardo era stato programmato per un' operazione del genere, sarà facile stabilire chi furono gli organizzatori di questa vicenda. Inoltre sarà possibile stabilire il motivo per il quale un jet, non si sa se militare o civile, doveva nascondersi dietro l' aereo civile per non farsi inquadrare dai radar militari italiani e di altre potenze straniere operanti nel Tirreno. In questo quadro diventerebbe di facile spiegazione anche un' altra circostanza, rimasta, finora, sconosciuta. Quando i soccorritori giunsero nel tratto di mare dove si presumeva fosse caduto il Dc 9, notarono una macchia di olio e credettero che si trattasse dell' aereo civile. Invece alcuni corpi dei passeggeri e alcuni resti dell' aereo furono recuperati, più a sud, lontani alcune miglia dalla macchia nera che era stata avvistata. Si parlò dell' abbattimento di un altro velivolo oltre il Dc 9, ma questa ipotesi non fu mai approfondita. C' è da ricordare che Gheddafi a proposito della strage di Ustica affermò più volte che in quella notte perse un suo aereo. A questo punto occorre attendere che gli inquirenti forniscano elementi precisi per poter valutare l' esistenza e la consistenza di queste nuove rivelazioni. Non è escluso, infatti, che in questo particolare momento in cui l' istruttoria sta facendo dei grossi passi in avanti, particolarmente con le incriminazioni dei vertici dell' Aeronautica, spuntino nuovi personaggi che forniscono inedite rivelazioni per depistare l' opera degli inquirenti. Domani i periti che rappresentano i familiari delle vittime della strage di Ustica si riuniranno a Torino per mettere a punto i loro risultati e per confrontarli con quelli già raggiunti dai periti giudiziari e da quelli nominati dagli imputati. - di FRANCO SCOTTONI
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laura56




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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:41

'L' ITALIA NON C' ENTRA CON LA STRAGE DI USTICA, PAROLA DI MINISTRO'
Repubblica — 06 aprile 1989 pagina 20 sezione: CRONACA

ROMA Sono convinto, sulla base dei dati che ho raccolto, che il disastro di Ustica non é stato provocato dalle Forze Armate italiane, e di questa mia dichiarazione assumo la responsabilità dinnanzi al Parlamento. Così si é espresso il ministro on. Valerio Zanone, al termine della sua relazione alla Commissione difesa del Senato sull' abbattimento del Dc 9 Itavia il 27 giugno ' 80, a largo di Ustica. Il ministro ha messo in rilievo che il suo dicastero ha dimostrato, in concreto, di voler rispondere, con gli strumenti di cui può disporre, alla richiesta di verità che proviene dalle famiglie delle vittime e dall' opinione pubblica. A questo fine, ha precisato Zanone, sono convinto che l' unica strada percorribile resti quella di attenersi ai dati di fatto, senza aggiungere una nuova voce al coro delle ipotesi e delle congetture che dura da quasi nove anni. La cronistoria degli atti compiuti dal ministero della difesa, per Zanone, inizia nel mese di giugno del 1988, quando di sua iniziativa fu completata la raccolta degli elementi circa il disastro di Ustica, disponibili presso il ministero. Erano già trascorsi otto anni dalla sciagura e tra commissioni ministeriali, interventi di ministri e di capi del governo, indagini della magistratura svolte con il contributo di una miriade di periti giudiziari e tecnici militari non era stato ancora stabilito ufficialmente che fu un missile ad abbattere il Dc 9. Sull' iniziativa del ministero e sui documenti raccolti fu informato il consiglio dei ministri, ha detto Zanone, in quell' occasione é stato chiarito anzitutto che non esisteva, come non esiste, alcun atto coperto da segreto militare e che le ipotesi di coinvolgimento delle Forze armate italiane erano smentite dalle dichiarazioni formalmente rese dai vertici militari. Successivamente nel novembre 1988 dopo altri accertamenti, secondo quanto ha dichiarato il ministro, é stato comprovato che nell' ora e nell' area dell' incidente non erano in volo aerei militari italiani armati inoltre un riscontro effettuato sulla consistenza dei missili in dotazione fra il 1979 e il 1981 ha fornito la prova che non vi sono mancanze. La relazione del ministro é proseguita con l' elenco di altre iniziative: 1) la proposta al presidente del consiglio di affidare ad una commissione di indagine il compito di coordinare tutti i dati disponibili e di acquisire le notizie di carattere internazionale che vanno oltre le competenze della Difesa. La commissione, come é noto é stata affidata al presidente onorario della Cassazione, Carlo Maria Pratis; 2) l' affidamento di un' inchiesta per accertare se in tutti gli enti delle Forze armate comunque interessati si siano rispettate le norme e le procedure in vigore con la necessaria diligenza e se, nella circostanza dell' incidente si siano riscontrate disfunzioni o carenze nell' organizzazione dei servizi e nell' impiego degli apparati. L' inchiesta é stata affidata al capo di stato maggiore dell' Aeronautica, generale Pisano. Il ministro Zanone ha ritenuto opportuno richiamare all' attenzione della commissione del senato, la recente decisione della magistratura di Crotone che il 6 marzo scorso ha archiviato gli atti relativi al Mig libico caduto a Castelsilvano il 18 luglio 1980 in quanto non sono emerse connessioni con il disastro di Ustica che, invece, era avvenuto circa 20 giorni prima. Al termine della relazione, tuttavia, il ministro ha ammesso che nel 1980 la capacità di avvistamento di aerei nell' area di Ustica era ridotta, ma dal 1988 é in parte migliorata e migliorerà ancora quando sarà realizzato il programma di ammodernamento dei mezzi delle Forze Armate. Nella impervia ricerca di ogni elemento utile alla verità, ha affermato Zanone, ho trovato nelle Forze Armate, come sempre nella mia attività al ministero della Difesa, assoluta lealtà, piena collaborazione, scrupoloso senso del dovere. - di FRANCO SCOTTONI
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laura56




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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:44

'CI SONO I DATI PER SAPERE TUTTO SU USTICA'
Repubblica — 04 novembre 1990 pagina 5

NAPOLI Il disastro di Ustica, il lavoro della commissione parlamentare sulle stragi e l' inchiesta della magistratura sono stati al centro di una improvvisata conferenza stampa del sottosegretario alla difesa Clemente Mastella e del capo di Stato maggiore dell' Aeronautica generale Stelio Nardini, al termine della cerimonia di inaugurazione dell' anno accademico dell' Aeronautica militare a Pozzuoli. La commissione parlamentare sulle stragi - ha detto Mastella - sta facendo il suo dovere per accertare la verità e devo dire che da parte dell' Aeronautica si risponde senza riluttanza. Se si continua a lavorare così arriveremo alla verità. Rispondendo ad una domanda sulle dichiarazioni del leader libico Gheddafi che, nei giorni scorsi, aveva parlato per Ustica di un complotto per ucciderlo ed escludendo responsabilità italiane aveva accusato Stati Uniti e Francia, Mastella ha detto: non vorrei che Gheddafi fosse considerato un rivoluzionario benemerito quando conviene e altre volte un rivoluzionario stravagante qual è. Comunque ribadisco che la commissione ha gli strumenti e la capacità per arrivare a una conclusione. Il generale Nardini, che nel suo intervento di apertura dell' anno accademico aveva parlato di amarezza, durante l' incontro con i giornalisti ha spiegato il senso delle sue parole. Sono amareggiato - ha detto - perché ci sono i dati utili per l' accertamento della verità, perché il paese ha avuto gli strumenti per giungere a questa verità. Rispondendo ad una domanda sui risultati dell' autopsia sul cadavere del pilota libico precipitato con il suo aereo in Aspromonte, presumibilmente nel giorno del disastro di Ustica, Nardini ha detto di aver fornito tutte le informazioni in suo possesso al ministro della Difesa. Come istituzione - ha aggiunto - rispondo alle istituzioni. Ritengo che questi risultati non gettino nuova luce sulla vicenda ma aggiungono una tessera ad un mosaico. Perchè l' aereo è caduto non lo so, perché non l' ho visto e perché i documenti e i materiali sono in mano alla magistratura e solo la magistratura può vedere. Nardini ha poi affermato che ci sono tutte le carte per sapere come stavano le cose e chi era nel cielo il 27 giugno del 1980. Non c' è nessuna carenza di documenti - ha detto - non c' è evento per il quale non ci sia prova documentale e ci sono le condizioni per andare avanti. Certo il lavoro è complesso, ma dopo 10 anni non si può essere superficiali.
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:47

COSSIGA AI FAMILIARI 'FU AZIONE DI GUERRA' IL QUIRINALE SMENTISCE
Repubblica — 30 giugno 1990 pagina 15 sezione: CRONACA

ROMA Ancora un giallo nell' intricata vicenda del Dc9 Itavia, abbattuto sul cielo di Ustica. In una conferenza stampa, convocata da Daria Bonfietti, rappresentante della associazione dei familiari delle vittime si è appreso che il Presidente della Repubblica, in un incontro avvenuto al mattino, avrebbe affermato di essere convinto che la causa del disastro del 27 giugno 1980 era dovuta ad un' azione di guerra. Il consigliere del Quirinale, Ortona, presente al colloquio e da noi interpellato, ha precisato che Cossiga non ha mai pronunciato frasi del genere. Mi sono reso conto che nei nostri cieli é avvenuta un' azione di guerra e quello che è più grave è il fatto che né il presidente del Consiglio, né i ministri della Difesa e dei Trasporti, né l' on. Mazzola che coordinava i servizi segreti non siano stati informati di quanto era accaduto. Questa è la frase che sarebbe stata pronunciata dal Presidente della Repubblica Cossiga, durante l' incontro con una delegazione composta da Daria Bonfietti, l' avvocato Alessandro Gamberini in rappresentanza dei legali di parte civile e dell' on. Sergio De Julio per il Comitato per la verità su Ustica. A tarda sera è arrivato un comunicato del portavoce del Quirinale che tra l' altro rileva che il presidente Cossiga ha dichiarato durante il colloquio di non essersi formato alcun giudizio sull' accaduto e che anche se si fosse formato un convincimento personale non avendo egli né compiti, né responsabilità, né mezzi per accertare la verità, non avrebbe avuto il diritto di esprimerla pubblicamente, anzi avrebbe avuto il dovere di astenersi dal comunicarla. Il portavoce ha aggiunto che i motivi per i quali il presidente ha agito sono: il dovere di accertare la verità e di rendere giustizia, il dovere di tutelare i diritti dei vivi e la memoria dei morti, l' interesse a sapere se egli e il governo dell' epoca siano stati tenuti all' oscuro da chi e da che cosa. Esemplificando, ha ricordato il portavoce, il Presidente ha osservato poi che se come è stato ipotizzato da alcuni organi di informazione si fosse svolta una battaglia aerea nel cielo di Ustica e il governo ne fosse stato tenuto all' oscuro, la cosa sarebbe da considerare fra l' incomprensibile, l' incredibile e il grave. Evidentemente, ha concluso il portavoce, può essere stata quest' ultima frase detta in tono colloquiale, dato il carattere dell' incontro, a trarre in inganno in buona fede la signora Bonfietti. L' incontro era stato chiesto dallo stesso Cossiga per illustrare l' attività che aveva svolto per il caso Ustica dopo l' ultimo incontro del 20 giugno scorso mantenendo, così, le sue promesse. La Bonfietti ha detto che il Capo dello Stato dopo aver elencato i numerosi incontri avuti con magistrati, ministri e con il sen. Gualtieri, presidente della Commissione stragi ha precisato che la fase pubblica è terminata. Ma i suoi compiti di Presidente della Repubblica proseguiranno, soprattutto, per tre motivi. A questo punto, Daria Bonfietti, li ha, così, elencati: il problema morale; la memoria degli 81 morti e infine l' esigenza di verità, proprio perché Cossiga si è reso conto che nei nostri cieli è avvenuta un' azione di guerra. Ad una richiesta precisa dei giornalisti se il Presidente della Repubblica avesse affermato che si é trattato di un' azione di guerra, la Bonfietti, rivedendo i suoi appunti, ha ribadito che quella era la frase pronunciata da Cossiga, precisando, tuttavia, che non era sicura se avesse detto azione di guerra o azione bellica. Nell' elencare l' attività svolta, Cossiga avrebbe parlato di colloqui molto positivi, in particolare con il sen. Gualtieri e il ministro Martinazzoli. Con il primo è stato chiarito l' equivoco apparso sulla stampa in seguito alle sue dichiarazioni sui compiti delle varie istituzioni che per alcuni sono state interpretate come una critica all' operato, oltre che del Csm, anche della Commissione stragi. Il Capo dello Stato ha precisato che la Commissione stragi deve svolgere senza alcuna preoccupazione la sua attività alla ricerca delle responsabilità nell' ambito della sfera politica senza interferire con la magistratura e viceversa. Si tratta, avrebbe spiegato Cossiga, di due inchieste parallele ma che tuttavia possono avvalersi di collaborazioni reciproche. Inoltre, secondo la Bonfietti, il Presidente della Repubblica ritiene opportuno che venga effettuato il tentativo di recuperare i resti del Dc 9, rimasti in fondo al mare. A tale riguardo ne ha parlato lungamente con il ministro Martinazzoli, nei giorni scorsi. Infine Cossiga ha precisato che un suo compito è stato quello di sollecitare, nel maggior modo possibile, i canali diplomatici, nel tentativo di ottenere informazioni più precise relative al caso di Ustica. - di FRANCO SCOTTONI
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laura56




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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:49

COSSIGA: 'CONFUSIONE SU USTICA'
Repubblica — 13 giugno 1990 pagina 5

SAN MARINO Nemmeno la pioggia, nemmeno i tempi del cerimoniale di commiato da San Marino fermano la vis polemica di Francesco Cossiga. Sul giallo-Ustica il presidente della Repubblica vede una confusione che non giova alla verità. Nemmeno lui sa di preciso cosa fare per rimettere ordine in quello che gli sembra un inopportuno intrecciarsi e sovrapporsi di competenze. Quando mai dovesse però individuare una strada, la percorrerà anche a costo di non essere compreso. Pur di impedire che sulla giustizia prevista dalla Costituzione prevalgano altri tipi di giustizia che con la giustizia non hanno niente a che fare, il capo dello Stato fa capire di essere disposto a scombussolare un' altra volta viene spontaneo l' accostamento alla recente iniziativa del Quirinale sul caso-Palermo il tran-tran istituzionale. Ma non parla soltanto delle nebbie su Ustica. Attorniato dai giornalisti, incurante della pioggia, il capo dello Stato commenta con parole durissime le dimissioni di Elena Paciotti, esponente di Magistratura democratica, dal Consiglio superiore della magistratura. Ripete il gelido giudizio scandito lunedì sera (nel Paese purtroppo ci sono problemi più gravi) e rincara: ai suoi occhi, il polemico abbandono della Paciotti è una rispettabile scelta politica che corrisponde a una ben nota concezione della magistratura, del Csm, della funzione giurisdizionale. Concezione, si capisce, distante mille miglia dalla sua. Grande rispetto per la signora Paciotti scandisce Cossiga e conferma del profondo dissenso sul concetto liberaldemocratico che io ho della giurisdizione del Csm. Lei ne ha un altro. Lei torna a fare il magistrato, io rimango a fare il presidente della Repubblica. Dopo gli abbondanti tre quarti d' ora della predica di lunedì sul monte Titano imperniata sull' appello al senso di responsabilità del mondo politico in vista del semestre di presidenza italiana alla Cee il capo dello Stato ha dunque deciso di fare una nuova incursione nella prima linea delle polemiche. C' è un prologo. Sempre lunedì, senza farsi sentire da altri giornalisti, Cossiga confida alcune sue meditazioni sul caso-Ustica all' inviato dell' Unità. Il giornale del Pci aveva dato molta evidenza all' ipotesi di un collegamento tra uno dei moniti contenuti nel discorso di Milano e le inchieste appunto su Ustica. L' Unità titola così le dichiarazioni del presidente: Ora basta. Su Ustica sono pronto a intervenire. E ieri mattina, sul confine di San Marino, i fantasmi che aleggiano attorno alla strage in cui morirono 81 persone guastano la festa di congedo dai capitani reggenti del Titano. Chiedono i giornalisti a Cossiga: come interverrà per far luce sull' esplosione del Dc9? Io spero sempre di non intervenire mai è la risposta . Non lo so neanche... Ma se dovessi capire che posso essere utile, nel rigoroso rispetto delle competenze e delle indipendenze degli altri organi, non esiterei a farlo, anche a costo di non essere compreso. Fioccano altre domande, che in realtà battono sempre sullo stesso chiodo. Il presidente le usa come sponda per completare il suo pensiero. Io rispetto la funzione giurisdizionale afferma Cossiga . Chi ha da lamentarsi dei giudici ha gli strumenti giuridici per farlo nelle sedi appropriate, che sono le sedi giurisdizionali. Tutto il resto è confusione che non giova alla verità. E a chi vuol sapere quanto tempo servirà per conoscere cos' è accaduto la sera del 20 giugno nel cielo di Ustica, il titolare del Quirinale risponde così: Spero nei tempi in cui il diritto e il nostro codice di procedura prevedono che si debba fare giustizia. E comunque, aggiunge, non sostituiamo la giustizia prevista dalla Costituzione con altri tipi di giustizia. Un monito secco, indirizzato quasi certamente alla commissione parlamentare sulle stragi, da molti individuata come sede di quegli accertamenti paralleli entrati nel mirino del Quirinale in quanto violerebbero l' armonia istituzionale. Sulle dimissioni della Paciotti, Cossiga parte morbido e conclude con una staffilata. Conoscendo la signora Paciotti è l' esordio è certo una scelta fatta in coscienza e dunque rispettabile. Tradisce però quella ben nota concezione della magistratura ritenuta in contrasto con quella liberaldemocratica. Ed è sintomo, secondo Cossiga, dell' anomalia per cui il Csm, contrariamente ai principi generali che riguardano tutti gli altri organi costituzionali e amministrativi, ha interpretato la prorogatio come una pienezza delle sue funzioni. Il problema comunque sarà chiuso tra qualche giorno afferma Cossiga con l' elezione dei nuovi membri del Csm. Ancora una battuta sull' appello al senso di responsabilità, per smentire di aver chiesto di non aprire crisi di governo di qui a dicembre, e poi il presidente vola verso Roma. Nella capitale troverà dichiarazioni favorevoli al suo invito a moderare la litigiosità e a far prevalere l' interesse generale. Il segretario della Dc Forlani lo tranquillizza anche: Non c' è alcuna ragione plausibile per una crisi di governo. Il capogruppo dc alla Camera Scotti osserva che a Cossiga occorre rispondere con i fatti. Appello importante. Cossiga ha capito il messaggio che è giunto dalla gente nel corso delle ultime elezioni è l' opinione del liberale Biondi. E' un ammonimento giusto dichiara il repubblicano Battaglia, ministro dell' Industria che risponde alle esigenze sentite anche dai partiti, spero. Uno spero, precisa lo stesso ministro, di significato sarcastico. L' appello è giusto e valido nella sua ispirazione dice per il Psi il capogruppo alla Camera Capria. Ma l' ex vicesegretario dc Bodrato, esponente della sinistra scudocrociata, usa proprio l' appello di Cossiga come fionda per lanciare una sassata ai socialisti: Non tutto dipende da noi afferma alludendo ai contrasti interni di Piazza del Gesù . Direi piuttosto che dipende dal Psi, e del resto non mi pare che il capo dello Stato si sia rivolto in particolare alla Dc. - PIETRO VISCONTI
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laura56




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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:56

QUEI 'MIG' LIBICI POTEVANO VOLARE DA TRIPOLI A ROMA
Repubblica — 01 luglio 1990 pagina 11

ROMA Nella vicenda di Ustica la Libia è esclusa per una questione di autonomia operativa dei suoi caccia: così si è espresso il capo del Sismi, l' ammiraglio Fulvio Martini, nei giorni scorsi. Dai dati tecnici del Mig 23, tipo esportazione, cioé come quello trovato sulla Sila, divulgati alla fine degli anni ' 70, si rileva che il caccia può avere un' autonomia di volo di circa 2.800 chilometri. Potrebbe perciò compiere, comodamente, un tragitto Tripoli-Parigi e ritorno. Il Mig 23 Flogger E, oltre i normali serbatoi, si legge in una pubblicazione diffusa nel 1979, può usufruire di tre serbatoi supplementari, sganciabili in volo, della capacità di 800 litri ciascuno, sistemabili due sotto le ali e uno ventrale. I serbatoi, lunghi m. 5,80, hanno due pinne stabilizzatrici posteriori di circa un metro di altezza. La nota informativa precisa che con i serbatoi, l' aereo è costretto a volare ad ali aperte e freccia massima (16 gradi) mentre ritorna nella pienezza delle funzioni, una volta sganciati i serbatoi. Inoltre, secondo un' informazione che ci è stata fornita da un ex ufficiale pilota dei nostri intercettori, durante i suoi 12 anni di attività, più volte ha incontrato i Mig 23, in volo sulle acque internazionali del basso Tirreno. In seguito alle dichiarazioni dell' ammiraglio Martini, l' ex ufficiale ci ha detto, scherzosamente: Se lo dice il capo del Sismi, significa che i caccia che abbiamo più volte avvistato non erano Mig ma Ufo. C' è da aggiungere che in un' informativa del Sismi, allegata agli atti istruttori, si fa riferimento ad un' attività di aerei libici sul mar Tirreno durante le esercitazioni navali che si svolsero alcuni giorni prima della sciagura di Ustica. Un ufficiale ribelle A questo punto un interrogativo è d' obbligo: perché l' ammiraglio Martini ha cercato di sviare qualsiasi sospetto sulla Libia? Se, invece, fosse stato un Mig 23, allora non è escluso che il capo del Sismi è venuto a conoscenza di un complotto e che a pilotare quell' aereo forse c' era un ufficiale ribelle a Gheddafi, al servizio di americani e francesi; Martini avrebbe così cercato di tener fuori la Libia dai sospetti. Il Presidente Cossiga attraverso il ministro Martinazzoli ha sollecitato il recupero dei resti del DC 9 Itavia, rimasti in fondo al mare nella fossa del Tirreno. Sarebbe un ulteriore tentativo per trovare delle prove sulle cause che determinarono l' abbattimento dell' aereo, ma ci vorranno altri miliardi e si perderanno altri mesi. Al momento del primo recupero, furono in molti a dire che non si sarebbe trovato alcun materiale compromettente. Lo scetticismo derivava dalla considerazione che americani e francesi avevano svolto numerose ricerche del DC 9 Itavia. Negli anni ' 80,' 81 e ' 82 furono inviati mini-sommergibili che ripresero numerose foto del relitto. Se ci fosse stato qualcosa di compromettente, come ad esempio parti del missile, c' è da supporre che siano state fatte già sparire. Ma al punto in cui è giunta l' inchiesta giudiziaria, a parte la spaccatura del collegio peritale, è possibile stabilire la causa che determinò l' abbattimento del DC 9, il tipo del missile e la sua nazionalità? A questo interrogativo una risposta viene fornita dal consulente di parte civile, il perito Antonio Ugolini, nelle note controdeduttive tecnico-balistiche ed esplosivistiche alle conclusioni della relazioni di perizia d' ufficio, consegnate dall' avv.Osvaldo Fassari, legale dell' Itavia, al giudice Bucarelli. Esami balistici Il perito Ugolini, autore di numerose pubblicazioni, ha compiuto per suo conto esami balistici sulle schegge rinvenute nei sedili, ha redatto una tabella da dove si ricava che la loro velocità esclude che siano state movimentate da una bomba scoppiata a bordo dell' aereo. Due schegge, secondo il perito, apparterrebbero al missile e di una di queste, catalogata 52 Im fa una lunga descrizione. La composizione del metallo, le tracce di vernice verdolina e la sua forma sono elementi che attraverso precise analisi potrebbero indicare il tipo del missile ed anche la nazionalità. Ma, finora, questi particolari esami non sono stati fatti né c' è stata una fattiva collaborazione da parte delle nostre autorità militari. Un portello del DC 9, ripescato in mare, presenta un foro con slabbratura dall' esterno all' interno. Il Rarde inglese ha stabilito la velocita della scheggia che avrebbe prodotto quel foro, velocità che è inferiore ad un frammento proiettato dalla testa di guerra di un missile. Il Rarde ha escluso anche che il foro sia stato prodotto da un corpo metallico mentre l' aereo precipitava o all' impatto con la superficie del mare. I periti Blasi e Cerra si sono avvalsi dei risultati del Rarde e hanno considerato non valida quella prova per determinare che lo scoppio era avvenuto all' esterno dell' aereo. Il consulente Ugolini, dopo aver precisato che il corpo di metallo aveva la stessa velocità di crociera di un missile, ha allegato al suo documento una serie di foto che dimostrano il comportamento di un missile al momento dello scoppio. - di FRANCO SCOTTONI
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 21:59

'IL RADAR DI POGGIO BALLONE REGISTRO' 15 AEREI MILITARI'
Repubblica — 24 giugno 1990 pagina 6

ROMA Le tracce identificate dal radar di Poggio Ballone, la sera del disatro di Ustica, che si riferiscono ad aerei militari sono quindici. Lo ha affermato l' on. Luigi Cipriani, componente della Commissione stragi. Il parlamentare ha precisato che il dato è tratto dal tabulato consegnato alla Commissione la scorsa settimana e non più dalla semplice trascrizione su cartine dei tracciati radar. Dopo aver reso noto gli orari, le sigle degli aerei e la loro velocità, l' on. Cipriani ha detto: Non sono in grado di collocare su una cartina queste tracce perché non corrispondono alle rappresentazioni grafiche di Poggio Ballone finora conosciute ed anche perché molte risultano illegibili. Comunque, quello che è certo, è che dai tabulati emergono 15 tracce senz' altro di aerei militari data la velocità, aerei presenti nell' area di competenza del radar toscano che va dalla Corsica al centro del Tirreno, a partire dalle ore 20,12 fino alle 21,05, cinque minuti dopo il disastro di Ustica.
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 22:02

'FECI LA SENTINELLA A QUEL MIG 23'
Repubblica — 18 novembre 1990 pagina 19 sezione: CRONACA

ROMA L' ex caporale che rilasciò un' intervista a Repubblica sul Mig 23 caduto a Castelsilano e che si sospetta possa essere stato coinvolto nel disastro di Ustica, nell' estate 1980, è stato interrogato, la settimana scorsa, dal giudice istruttore Rosario Priore. Si chiama Filippo Di Benedetto, ha 32 anni, è un geometra specializzato in bitumazioni a caldo e a freddo. Dopo la sua deposizione al magistrato, l' ex caporale è stato intervistato dal settimanale l' Espresso che nel numero, in edicola da domani, dedica un ampio servizio sul caso Ustica. Di Benedetto racconta che il 28 giugno 1980, cioè il giorno successivo all' abbattimento dell' aereo Dc 9 Itavia con ottantuno persone a bordo, mentre prestava il servizio di leva presso la caserma Settino di Cosenza, fu inviato insieme ad altri soldati nella zona di Castelsilano dove era caduto un aereo. Passammo una notte all' addiaccio racconta e l' aereo sembrava caduto da pochissimo tempo. Il suo racconto fornisce moltissimi altri particolari importanti, uno dei quali si riferisce al pilota del caccia che, secondo il teste, era morto al suo posto di guida, inoltre il corpo fu portato via il giorno successivo all' arrivo dei militari della caserma Settino. Era di fattezze europee spiega il testimone non sembrava certo un libico. I carabinieri ci dissero di non preoccuparci che del corpo ci avrebbero pensato loro racconta nell' intervista all' Espressol' ex caporale. Sul racconto del teste, il giudice Priore ha avviato alcune indagini. In particolare adesso si sta tentando di rintracciare i commilitoni che si recarono, insieme con Di Benedetto, in Calabria, sui monti della Sila, per stabilire in modo preciso se il Mig 23 sia coinvolto con il disastro di Ustica, l' abbattimento del Dc 9 Itavia colpito da un missile la sera del 27 giugno 1980 sul mar Tirreno.
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 22:04

USTICA DEI MISTERI IL PILOTA DEL MIG MORTO DUE VOLTE
Repubblica — 21 gennaio 1992 pagina 17 sezione: CRONACA

ROMA - La caccia alla "talpa". Così si potrebbe definire l' iniziativa della Procura della Repubblica di Roma che, nell' ambito delle indagini per scoprire la verità sulla strage di Ustica, ha ordinato agli agenti dell' Ucigos di perquisire le sedi del Gr 1 della Rai/tv, gli uffici del "Corriere della sera" di Roma e alcune abitazioni di giornalisti. La "talpa" avrebbe fatto circolare le 21 pagine dattiloscritte che contenevano le motivazioni per le quali il giudice istruttore Rosario Priore ha contestato, nei giorni scorsi, una serie di reati, commessi da ufficiali, tra cui 9 generali, dell' Aeronautica. Il documento che sembra fosse in mano soltanto ai magistrati inquirenti (il giudice istruttore Rosario Priore e i pm Michele Coiro, Vincenzo Roselli e Giovanni Salvi) aveva tutti i requisiti per essere ritenuto coperto dal segreto istruttorio. Ma alcune frasi ben precise sono state lette, sabato scorso, in una trasmissione del Gr 1 e il documento, quasi completo, è stato pubblicato, ieri mattina, dal "Corriere della sera". La Procura ha ipotizzato i reati di ricettazione e pubblicazione arbitraria di atti riguardanti un procedimento penale e, infine, la rivelazione del segreto d' ufficio. La pubblicazione di ampi stralci, contenenti gli indizi e le prove dei reati che sarebbero stati commessi dagli ufficiali dell' Aeronautica, secondo la Procura, agevola gli imputati che dovranno essere interrogati nei prossimi giorni,in quanto avranno avuto tutto il tempo di preparare le loro difese per ribattere alle accuse. Anche l' avvocato Franco Di Maria, legale dei familiari delle vittime della strage di Ustica si é lamentato su quanto é avvenuto, e ha affermato: "Le inammissibili fughe di notizie relative alle precise, dettagliate contestazioni mosse agli imputati hanno un unico obiettivo che é quello di rendere loro più agevole la strategia difensiva". Queste considerazioni ricalcano quelle espresse ogni qualvolta i mass media forniscono alla pubblica opinione, come é loro dovere, notizie e documenti, riguardanti un' inchiesta giudiziaria. In quest' ultimo caso, però, ci sono delle particolarità. L' elenco delle motivazioni, senza le relativa spiegazione, su cui si basano le incriminazioni degli alti ufficiali è, in gran parte, incomprensibile ai radioascoltatori e ai lettori del giornale. Infatti é di difficile interpretazione anche per coloro che da anni seguono le vicende giudiziarie sulla strage di Ustica. Pertanto nasce il sospetto che chi ha fornito la copia del documento avesse il solo scopo di riuscire a renderlo pubblico attraverso la radio e i giornali, per agevolare gli imputati. In conclusione si tratterebbe di una "talpa" di alto rango, forse, da ricercare proprio nell' ambiente politico se non, addirittura, nel Palazzo. Tra le prove di accusa, contro gli ufficiali dell' Aeronautica, elencate nel documento della Procura, che, ancora, non si conoscevano ci sono quelle indicate al n. 5. Scrive la Procura: 5) "Il Navitalia Tripoli del 23 luglio 1980 non corrisponde a quello trasmesso il 3 novembre 1989 dallo Stato maggiore dell' Aeronautica, perché diverso sembrerebbe il numero di protocollo". Questa contestazione della pubblica accusa racchiude gran parte dei misteri che hanno avvolto, finora, la vicenda del Mig 23 caduto sulla Sila, ritrovato ufficialmente il 18 luglio 1980, venti giorni dopo l' abbattimento del Dc 9 Itavia. Il documento dello Stato maggiore dell' Aeronautica sarebbe quello in cui viene precisato che "Navitalia Tripoli" informò le autorità italiane circa la nazionalità del pilota del Mig 23, affermando che era un capitano siriano e non libico. Ora questa informazione risulterebbe falsa cioè fabbricata dall' Aeronautica, mentre la vera informazione dell' ambasciata italiana di Tripoli è stata occultata. I misteri, sul pilota che guidava il Mig 23, si possono paragonare a quelli di un romanzo "giallo" di successo. Al pilota, stando ai risultati dell' inchiesta, sono stati affibbiati tre nomi e, inoltre, è morto due volte. Sul registro dei morti a Castel Silano si legge che: "in località Colimiti è stato rinvenuto un cadavere, cognome Fadal, nome Al Adin nato a Tripoli (Libia) il 1950." L' attestazione di morte è stata poi cancellata e rifatta: "E' stato rinvenuto un cadavere di persona non identificata. Le autorità italiane sostengono che il pilota si chiama Ezzedin Koal, il Sismi invece afferma che si tratta di Ezel Don Khaled. L' ambasciata libica a Roma chiese, invece, l' autorizzazione al trasporto in patria del pilota dichiarando che era Fadal El Adhin, lo stesso nome che figura nel registro di Castel Silano ma che poi è stato cancellato con una biro rossa. Il cadavere del pilota fu sottoposto all' esame del medico condotto di Castel Silano, poche ore dopo il suo ritrovamento, cioè nel pomeriggio del 18 luglio 1980. Il dottor Francesco Scalise certificò che era morto da poche ore ma quattro giorni dopo, in sede di autopsia, i professori Erasmo Rondanelli e Anselmo Zurlo si accorsero che il corpo, per il suo stato di decomposizione, aveva cessato di vivere almeno venti giorni prima. Questi e altri particolari hanno reso incredibile la vicenda del Mig 23 caduto sulla Sila, così come é stata raccontata dall' Aeronautica militare. - FRANCO SCOTTONI
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 22:07

ESISTONO LE FOTO DEL PILOTA LIBICO'
Repubblica — 25 ottobre 1989 pagina 9

ROMA Quattro ore di interrogatorio non sono state sufficienti a stabilire se il generale Zeno Tascio, capo del Sios all' epoca della strage di Ustica, é un teste attendibile oppure mente su quanto accadde nei vertici dell' Aeronautica militare, subito dopo il disastro. Trincerandosi dietro gli intricati meccanismi della burocrazia militare, il generale ha cercato di dribblare le domande più insidiose e alla fine del suo interrogatorio le zone d' ombra, anziché dipanarsi, si sono moltiplicate. Ma come é accaduto nei recenti interrogatori degli alti gradi dell' Aeronautica, ieri, qualcosa di nuovo é emerso dalle risposte dell' ex capo del Sios (servizio sicurezza militare). Il generale Tascio, innanzi tutto, ha riconfermato il balletto delle trascrizioni radar di Marsala e di Licola, trascrizioni che sono passate attraverso diversi comandi per finire nelle mani del Sismi del generale piduista Santovito. E' un capitolo scottante dell' inchiesta giudiziaria ma anche la Commissione stragi si é resa conto che la versione fornita dall' Aeronautica militare fa acqua da tutte le parti. Il Dc 9 Itavia fu abbattuto da un missile lanciato da un caccia militare il 27 giugno 1980. La Procura di Palermo che avviò le prime indagini chiese l' esibizione dei tracciati radar ai centri di Marsala e di Licola ma non ottenne nulla, i comandi militari risposero che su quei documenti c' era il segreto militare. Il 16 luglio ' 80, dopo che l' inchiesta era passata alla Procura di Roma, il pm Giorgio Santacroce ordinò il sequestro delle registrazioni e delle trascrizioni radar dei centri militari della zona sud. Il generale Tascio ha affermato, in sede di interrogatorio, di non essere mai venuto a conoscenza dell' ordine di sequestro. Il suo interessamento, relativo alle trascrizioni radar, ha spiegato al giudice istruttore Vittorio Bucarelli e al pm Santacroce, comincia l' 8 agosto ' 80, quando il Sismi richiede la copia di quei documenti. Alla Commissione stragi, il presidente Gualtieri fece notare al generale Tascio che, secondo un carteggio del Sismi, l' interessamento a quelle trascrizioni, porta la data del 27 luglio, mentre il contenuto di una lettera fa supporre che il servizio segreto militare abbia chiesto i documenti al Sios in data precedente. I due magistrati romani hanno insistito su queste discordanze anche perché appare strano che dopo la caduta di un aereo di linea con 81 persone a bordo, il Sios non si sia immediatamente interessato per accertare le cause del disastro. Tascio, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe spiegato ai due magistrati quali erano i compiti del Sios, precisando che per gli incidenti ad aerei civili il suo servizio sarebbe intervenuto solo nei casi di un impatto tra due velivoli. A questo proposito, avrebbe detto, inviò all' aeroporto palermitano di Bocca di Falco, due ufficiali per presenziare al recupero dei rottami in mare del Dc 9, in quanto, non si conoscevano quali fossero le cause dell' incidente. Se sul Dc 9 é stato alquanto evasivo, Tascio, invece, ha spiegato, in modo più esauriente il suo intervento per quanto riguarda il Mig 23 libico caduto sulla Sila. Ufficialmente il caccia precipitò il 18 luglio ma c' é il sospetto che l' aereo di Gheddafi sia implicato nel disastro di Ustica e che i servizi segreti italiani abbiano nascosto la sua caduta per 20 giorni. L' ex capo del Sios ha ammesso, ed é la prima volta, che esistono le fotografie del pilota libico deceduto, anche se non é sicuro che si trovino ancora presso il Sios. Ha inoltre precisato che la sera stessa della caduta del caccia, si recò personalmente sulla Sila, scattò le foto del Mig 23 ma non vide il cadavere del pilota. Anche la vicenda del caccia libico presenta una serie di misteri e di testimonianze contraddittorie. Il pm Santacroce, dopo l' interrogatorio del generale Tascio, ha fatto capire che esaminerà con attenzione il verbale per stabilire se ci siano elementi validi per richiedere al giudice istruttore l' incriminazione dell' ufficiale. Comunque il magistrato sembra orientato ad attendere l' interrogatorio del generale Mangani, capo della zona sud che comprendeva i radar di Marsala e di Licola e il centro di soccorso aereo di Martina Franca, previsto per sabato prossimo, prima di prendere eventuali provvedimenti. - di FRANCO SCOTTONI
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 22:10

'SU USTICA, ECCO LA MIA VERITA' '
Repubblica — 05 novembre 1988 pagina 11 sezione: 'GIALLO' DEL DC-9

ROMA Io non accuso nessuno. Dico soltanto che c' è qualcuno che da otto anni copre, mente spudoratamente. Qualcuno che sa e che tiene nascosto questo terribile segreto. Giuliano Amato, oggi ministro del Tesoro, torna a parlare di Ustica, del terribile segreto che avvolge il giallo del Dc 9 dell' Itavia. Ne parla volentieri, soppesando con grande cura ogni parola, ogni espressione. Perché le parole, precisa, in questa vicenda pesano come macigni. Ha letto i giornali di venerdì mattina e le dichiarazioni che gli vengono attribuite sul caso Ustica lo hanno seccato. Sono stato frainteso, aggiunge, io non ho mai detto che conoscendo i rapporti che legano le autorità militari a quelle politiche è possibile che le prime abbiano coperto qualcosa. Ho detto che se succede un fattaccio del genere e qualcuno decide di coprirlo è ben possibile che non ne sia informata l' autorità politica. Mi scusi ministro: è un modo di dire la stessa cosa. No. La mia era una risposta ipotetica ad una domanda ipotetica. Ammesso che la dinamica dell' incidente sia quella proposta dal servizio di Tg Sette, mi si chiede se è possibile che l' autorità politica non ne sappia niente. Ebbene io rispondo che questo può anche essere successo. Perché quando accade un evento del genere, quando si butta giù un aereo civile, anche per errore, indipendentemente dai responsabili, e se si decide su questo non c' è ombra di dubbio di coprire, di mentire, allora si cerca di tenere il segreto nel numero più ristretto di persone. E l' autorità politica non è affidabile ai fini del mantenimento del segreto. Perché? Perché è la più assoggettata alle pressioni, nel parlamento, nelle assemblee nazionali. Questa è la mia risposta e di questo sono convinto. Ma è una deduzione. Non un' accusa. Quindi, al di là di quale sia la nazionalità del missile o del caccia, la cosa più probabile è che l' autorità politica di quel paese sia stata tenuta all' oscuro. Proprio allo scopo di mantenere in una cerchia ristretta un segreto tremendo. Quindi, questo vuol dire che c' è qualcuno che copre. Ma chi? Questo vuol dire che esistono dei soggetti militari che sono a conoscenza di questo segreto. A quale livello? Questo non sono in grado di dirlo. Sicuramente qualcuno in alto, non certo dei bassi ranghi.... Ministro Amato, lei, nel governo Craxi, venne incaricato di seguire il caso del Dc 9 di Ustica. Ha letto gli atti, ha attinto informazioni, conosce a fondo la vicenda. Oggi parla di missile. Anche lei è convinto che quell' aereo sia stato abbattuto da un missile? Sì. Già allora, al 99 per cento, si sapeva che era stato un missile. Credo che il lavoro utile svolto dalla presidenza Craxi su questo argomento fu proprio quello di rilanciare la causa e di polarizzare l' attenzione sul missile. Il sostegno e l' avallo all' operazione di recupero del relitto aveva del resto questo scopo. Pensavamo: tiriamo su la carlinga con l' aspettativa che questo dia la certezza non più confutabile che si tratta di un missile. Sapevamo che il relitto non aveva l' indirizzo del mittente, ma eravamo convinti che in questo modo sarebbe stato più facile inchiodare chi non dice la verità. Continuare a insistere sulla tesi della bomba o addirittura sul cedimento strutturale, serviva solo a perdere tempo rispetto alla direzione giusta delle indagini. Proprio per questo era utile avere ulteriori reperti che dicessero, al di là di ogni ragionevole dubbio: è stato un missile. Perché questo poneva fine a tante forme di... depistaggio. Lei crede alla ricostruzione fatta da Tg Sette? Credo alla dinamica dell' incidente suggerita dalla trasmissione. Perché, per poter ricostruire la vicenda, è importante capire la dinamica dei fatti. Partiamo da un primo elemento: sui corpi sono stati trovati dei frammenti che appartenevano al carrello. Se il Dc 9 fosse stato raggiunto da un missile ad attrazione termica, questo avrebbe colpito la carlinga all' altezza delle turbine. Se invece il missile fosse stato lanciato per errore da un aereo, il velivolo lo avrebbe guidato con il suo muso. Ma se errore c' è stato, l' aereo avrebbe avuto il tempo di correggere la direzione e il missile sarebbe stato deviato. Ragionando attorno a queste due ipotesi, arrivammo ad escludere che la causa dell' abbattimento del Dc 9 fosse stata il missile. Adesso, la nuova ricostruzione fa quadrare il cerchio. Dai reperti raccolti, si ritiene che il missile sia stato lanciato per colpire qualcosa di diverso dal Dc 9. E questa è la parte più convincente del servizio di Tg Sette. Ma per colpire cosa? Un caccia o un radiobersaglio? Questo non sono in grado di stabilirlo. Così come non sono in condizione di dire la nazionalità dell' aereo, né il marchio di fabbrica del missile lanciato. Lo ripeto: l' unica parte accreditabile del servizio è la meccanica dell' incidente. Ma questo non risolve il giallo. Esatto. Questo ci riporta al dunque: chi stava lanciando un missile e a cosa in quel momento? Questa è la domanda alla quale dobbiamo trovare una risposta. Una domanda che, dopo 8 anni, ancora non trova una risposta. Non le pare un po' assurdo? Che qualcuno non dica la verità, che copra, a questo mondo c' è di sicuro. Ma chi, allora? Un ristretto numero di persone. E il pilota, per esempio? Possibile che il pilota del caccia, o gli stessi avieri del centro radar di Marsala, non abbiano visto niente? Mai nessuno, in tanti anni, che abbia parlato, accennato a qualcosa? Certo... il pilota di quell' aereo... ma probabilmente lo ha saputo solo successivamente. Ci sono aspetti tecnici da rendere difficilmente compatibili con questa ipotesi. Non è possibile, infatti, che un aereo decollato da un nave o da una base a terra, magari munito di quattro missili, se ne torni tranquillo con uno in meno. Ogni cosa è registrata, c' è il libro di carico e di scarico. Io non ho visto i registri dei paesi interessati alle manovre di quei giorni. Ma deve essere una lettura interessante, importante. E' difficile tenere nascosta una simile circostanza. In una trasmissione tv, il 5 gennaio del 1987, lei disse testualmente: La verità in qualche cassetto c' è. A quale cassetto si riferiva? Io ho cercato di capire. E in una situazione nella quale ogni ipotesi può essere opinabile, qualunque risposta si riceve uno se la tiene. Esistono risposte più lambiccate e ci sono coincidenze strane. E tali rimangono se non si ha la leva che può agire su di esse e consentire di incastrare chi dice frottole. Ministro, chi ha lanciato il missile. Lei si sarà pure fatto un' idea? Nessuno lo sa. Si può andare avanti per esclusione. Terroristi? Dubito. Restano i sei paesi che gravitano nel Mediterraneo. Per via diplomatica ci hanno dimostrato che non c' entrano. I servizi non hanno trovato piste attendibili. Non resta che mettere alle strette le autorità competenti degli Stati interessati, perché finisca questa lunghissima vicenda. Perché nessuno c' entra, ma il Dc 9 qualcuno lo ha buttato giù. E si torna al punto di partenza. Questo dimostra che esiste una menzogna, efficacemente coperta. Al momento non c' è altra spiegazione. Ma chi potrebbe coprire? Quale apparato istituzionale? Non c' è bisogno di trovare un apparato istituzionale. Bastano 5 persone. Cinque persone che riescono a tenere segreta una vicenda così grave? Se sono 5 sì, se sono venti è più difficile. Per tanto tempo? Sì, proprio perché quell' aereo è stato abbattuto da un missile. E chi può essere? Secondo lei, i missili chi li tira?. Le Forze Armate. E allora.... - di DANIELE MASTROGIACOMO
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 22:12

'NON ERA ITALIANO IL MISSILE CHE COLPI' IL DC9 DI USTICA'
Repubblica — 29 maggio 1990 pagina 21 sezione: CRONACA

ROMA E' stato un missile aria-aria di nazionalità sconosciuta ad abbattere il Dc 9 Itavia. E' escluso che a lanciarlo sia stato un caccia italiano perché i missili, in dotazione all' Aeronautica militare, all' epoca del disastro di Ustica, non avevano le caratteristiche dell' ordigno che ha abbattuto l' aereo civile in volo da Bologna a Palermo. Così hanno risposto i periti al quesito, posto dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli, quesito che si riferiva all' accertamento del tipo del missile e del Paese di fabbricazione. Il documento peritale Il supplemento di perizia, consegnato al magistrato sabato scorso, oltre a non indicare i responsabili della tragica sciagura che il 27 giugno 1980 provocò la morte di 81 persone che erano a bordo del Dc 9 Itavia, rischia di vanificare le indagini compiute da circa dieci anni con l' annullamento della precedente superperizia. Il presidente del collegio peritale, professor Blasi, docente universitario per il settore motori e l' ingegner Cerro della Selenia, si sono dissociati dalle conclusioni degli altri periti presentando le loro personali convinzioni senza però a quanto pare corredarle con elementi di prova. I due periti hanno affermato che non si può escludere che la causa dell' abbattimento del Dc 9 sia stato un attentato compiuto con l' esplosione di una bomba a bordo. Il documento peritale presentato al giudice Bucarelli consta di tre parti: un antefatto che ricorda gli elementi già acquisiti nella prima perizia; una parte centrale suddivisa in capitoli firmati da tutti i periti che hanno partecipato alle indagini e infine due conclusioni che divergono tra loro. Mentre la conclusione di tre periti (Lecce, Imbimbo e Migliaccio) riporta gli elementi probatori che hanno determinato il convincimento che il Dc 9 fu abbattuto da un missile, la conclusione di Blasi e di Cerro fa riferimento, contestandolo, al tracciato del radar di Ciampino che, secondo gli esperti americani e i risultati della prima perizia, metteva in evidenza la presenza di un caccia a fianco del Dc 9 Itavia. Consulenza della Selenia Il motivo di questo contrasto dei due periti dissenzienti deriva da una consulenza presentata da alcuni dipendenti della Selenia, secondo la quale il radar di Ciampino, forse, era in avaria al momento della registrazione. Pertanto sarebbero da ritenersi inattendibili gli elaborati peritali su quel nastro fornito alla magistratura. Su questo caso gli altri tre periti hanno consegnato al giudice un dettagliato rapporto tecnico che smentirebbe le argomentazioni degli esperti della Selenia. Spetterà al magistrato dare un giudizio sul contrasto tra i periti, cioé stabilire se il dissenso è realmente fondato oppure è soltanto apparente. Tuttavia il contrasto tra periti potrebbe essere un motivo in più a favore di tutti coloro che hanno operato, in questi lunghi dieci anni, per innalzare una cortina fumogena attraverso pressioni, interferenze e strumentalizzazioni, con lo scopo di nascondere la verità sulla strage di Ustica. Nei giorni scorsi i due periti dissenzienti avevano chiesto al magistrato di presentare una loro perizia ma il giudice Bucarelli ha precisato che la perizia doveva essere unica e che ogni perito aveva il diritto di esprimere le sue valutazioni personali. Il contenuto dei documenti peritali, forse, sarà reso noto oggi o domani. Il giudice Bucarelli si è limitato a confermare che ci sono contrasti tra i periti ma, ieri mattina, nell' incontro con i giornalisti, si è soprattutto lamentato per la fuga di notizie, precisando, tra l' altro, che chiederà alla Procura di aprire un' inchiesta per rivelazione del segreto istruttorio. Appare ancora una volta evidente come i principi del nuovo codice sulla trasparenza delle inchieste giudiziarie trovino ostacoli a varcare gli uffici del tribunale. Il giudice Bucarelli ha, inoltre, precisato che è sua intenzione rispettare i termini per la chiusura dell' inchiesta, termini che scadono il 24 ottobre prossimo. Il magistrato può archiviare l' istruttoria oppure rimettere gli atti alla Procura affinché proceda con il nuovo rito come è prescritto dalle attuali norme. Uno dei patroni di parte civile, l' avvocato Franco Di Maria, commentando la divergenza sorta tra i periti ha dichiarato che , comunque, la tesi del missile prevale sull' altra, cioé la bomba a bordo. Devo rivelare, ha detto, che quattro su sei periti (il penalista ha fatto riferimento anche alla prima perizia medico-legale che escludeva l' esplosione a bordo - ndr.) sono concordi nell' affermare che si tratta di un missile. Non c' è dubbio che sotto il profilo tecnico non cambia nulla. Ma da un punto di vista emotivo sì, perché c' è sempre una dissociazione rispetto ad una verità che sembrava condivisa all' unanimità. Sconosciuta la nazionalità Il professor Carlo Taormina, difensore degli ufficiali e sottufficiali dell' Aeronautica, accusati di favoreggiamento, falsa testimonianza e distruzione di possibili prove, afferma invece che se è importante e significativo constatare che non è stato possibile stabilire qualità, tipo e provenienza del sempre più fantomatico missile, sorprende e inquieta che alcuni tra i tecnici non abbiano condiviso le conclusioni di due colleghi, tra i quali il professor Blasi. - di FRANCO SCOTTONI
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 22:16

USTICA, RISPUNTA LA PISTA DEL GOLPE LIBICO
Repubblica — 07 ottobre 1990 pagina 20 sezione: CRONACA

ROMA I nuovi magistrati che hanno ereditato l' inchiesta sull' abbattimento del Dc 9 Itavia stanno cercando di colmare le vistose lacune emerse dalle precedenti indagini. Il giudice istruttore Rosario Priore e i pubblici ministeri Giovanni Salvi e Vincenzo Roselli si sono recati nel Veneto dove hanno interrogato alcuni testimoni. Inoltre sono stati acquisiti documenti dopo un incontro con il giudice Casson, titolare di inchieste sul traffico di armi con la Libia. I magistrati romani hanno tentato di far luce su una delle tante ipotesi relative al motivo per il quale sarebbe stato lanciato un missile contro l' aereo civile Bologna-Palermo il 27 giugno 198O. Si è parlato, più volte che un Mig libico sarebbe stato inviato sul mare di Ustica per abbattere un aereo che trasportava un grosso gruppo di mercenari, reclutati per partecipare ad un golpe contro il regime di Gheddafi. Il caccia libico, secondo questa ipotesi, avrebbe, però, commesso un errore, scambiando il DC 9 Itavia, in ritardo di due ore sull' orario prestabilito, con il presunto aereo che trasportava i mercenari. Ad avvalorare questa ipotesi fu ricordato che il golpe contro Gheddafi, all' epoca della strage di Ustica, era in avanzato stato di preparazione. Scoppiò, quaranta giorni dopo, il 6 agosto del 1980, quando una brigata dell' esercito libico, nel tentativo di rovesciare rapidamente il regime, cominciò a sparare a Tripoli. Ci fu una sanguinosa battaglia (600 morti e 400 feriti) ma i militari fedeli a Gheddafi riuscirono a prevalere e a reprimere l' insurrezione. Non si è mai saputo il numero delle fucilazioni che seguirono al fallito golpe. In un carcere libico finirono due italiani, Eduardo Seliciato e Enzo Castelli, dirigenti della società Selexport, accusati di aver partecipato al golpe insieme a un altro dirigente della stessa ditta, Aldo Del Re che, però, era già rientrato in Italia. I tre italiani furono condannati all' ergastolo, Seliciato e Castelli nel 1986 furono rinviati in Italia in seguito ad uno scambio con quattro libici detenuti nel nostro Paese perché responsabili di omicidio e tentato omicidio. I magistrati romani hanno interrogato come testi i tre italiani a Padova sul fallito attentato a Gheddafi ma sull' esito degli interrogatori non sono circolate indiscrezioni. Quanto all' incontro con il giudice veneto Casson, sembra che i magistrati romani, oltre a uno scambio di informazioni, avrebbero acquisito alcuni documenti relativi al traffico di armi con la Libia e, in questo quadro, all' attività del cosiddetto Supersismi, cioè la frangia deviata del servizio segreto militare, diretto all' epoca dal generale Santovito, iscritto alla loggia P2. - f s
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MessaggioOggetto: Re: da archivio storico di repubblica   Sab Apr 26 2008, 22:18

'SI' , QUEL MIG LIBICO PRECIPITO' LA SERA DELLA TRAGEDIA DI USTICA'
Repubblica — 15 febbraio 1991 pagina 23 sezione: CRONACA

COSENZA C' era troppa gente e troppo mistero attorno a quel Mig libico caduto sulla Timpa delle Magare, in Sila, nell' estate di undici anni fa. Ma nessuno allora ebbe voglia di indagare. Ora le verità prefabbricate pian piano si dissolvono. L' aereo di Gheddafi precipitò (le perizie diranno se è stato abbattuto a mitragliate) il 27 giugno 1980, quando sui cieli del Tirreno si consumava la tragedia del Dc9 Itavia col suo carico umano. Adesso non c' è solo l' ex caporale Filippo Di Benedetto (che fece la rivelazione in un' intervista a Repubblica) a sostenere di essere stato portato in Sila per fare la guardia al Mig il 28 giugno e non il 18 luglio come vorrebbe invece la versione ufficiale. Il giudice istruttore Rosario Priore, che per due giorni è stato a Cosenza dove ha convocato 130 persone per interrogarle, ha avuto importanti, forse decisive conferme. Alcun ex commilitoni di Di Benedetto ricordano quei giorni in Sila: era giugno e non luglio. E a Castelsilano, altra sconcertante novità venuta a galla dopo undici anni, non c' erano solo i ragazzi del battaglione Sila di stanza a Cosenza, ma anche un gruppo di soldati del 67esimo battaglione bersaglieri Persano, arrivati dalla Campania. Nessuno fino all' altro ieri aveva mai saputo di questa presenza. Ma le verità nascoste, in questa storia, sono tante. Nei brogliacci del battaglione Sila, ora 244esimo battaglione fanteria Cosenza, non c' è notizia, per esempio, dei movimenti della truppa per quel che riguarda proprio i giorni dell' operazione Mig. Mancano, per la verità, i fogli relativi a quei giorni: molti ex soldati ricordano adesso uno strano incendio che si verificò alla caserma Settino di Cosenza dopo l' episodio del Mig. Anche a Persano le cose non sono chiare: c' è traccia di qualche spostamento di truppa a luglio verso la Calabria, ma altri spostamenti, certi, avvenuti a giugno non sono registrati. Il giudice Priore è comunque soddisfatto. Assieme al sostituto procuratore Vincenzo Roselli, aiutato dagli uomini del maggiore Marcantonio Bianchini del reparto operativo dei carabinieri di Roma, e dal dottor Giuseppe Eufemia dell' Ucigos della capitale, ha interrogato ex soldati fatti arrivare da ogni parte d' Italia (uno addirittura da Aosta), ufficiali dell' esercito in forza alle caserme di Cosenza e di Persano, carabinieri, contadini della zona di Castelsilano, testimoni vari, tra cui il professor Anselmo Zurlo il quale, assieme al collega Erasmo Rondanelli, effettuò l' esame autoptico sul pilota libico e sostiene che, in una relazione suppletiva che si è volatilizzata, scrissero che l' uomo era morto almeno venti giorni prima della data dell' autopsia. La pista silana è il filone più interessante della nostra inchiesta, sostiene il giudice Priore al termine degli interrogatori, abbiamo raccolto molto e siamo venuti qui per trovare altri riscontri e, come dite voi giornalisti, elementi aggiuntivi. Non ci sono, infatti, soltanto le conferme di ex soldati di leva secondo cui l' aereo cadde a giugno e non a luglio come sostengono invece gli ufficiali dell' esercito. Il professor Zurlo, infatti, ha consegnato al magistrato la copia d' una lettera che, con il dottor Rondanelli, nel 1981 inviò all' Itavia. La compagnia aerea aveva posto loro alcuni quesiti. In data non sospetta (il collegamento tra la sciagura di Ustica e la caduta del Mig venne avanzato per la prima volta nel 1986) i due medici scrivevano che il pilota del Mig, in avanzato stato di decomposizione, secondo il loro parere era morto almeno venti giorni prima dell' esame necroscopico avvenuto il 23 luglio. Per Priore questa lettera, il cui originale si troverebbe tra le carte dell' Itavia, è una manna. Anche se il supplemento di perizia è misteriosamente sparito (qualcuno dice però che sarebbe stato rinvenuto tra le carte di un agente segreto), il nuovo documento getta luce sulla vicenda contestata. Come mai Zurlo ha consegnato la lettera solo ieri? Perché l' ha trovata nei giorni scorsi, quando ha raccolto le sue carte dallo studio di primario ospedaliero, perché è andato in pensione. I veli cadono uno a uno. I militari si sentono sotto accusa. A qualcuno saltano i nervi. L' altra sera, al quarto piano del Palazzo di Giustizia di Cosenza, due ufficiali dell' esercito apostrofano duramente l' ex caporale Filippo Di Benedetto: Perché non ti fai i cazzi tuoi invece di dire certe cose?.... Di Benedetto rimane impietrito, attorno a lui ci sono tanti ex commilitoni, gli ufficiali insistono. C' è presente pure un appuntato del gruppo operativo di Roma, Sandro D' Agostino. Sente tutto, chiede spiegazioni ai due ufficiali. Dopo pochi minuti sul tavolo di Priore c' è una relazione di servizio. Ma Di Benedetto, seppure allarmato (mi sono pentito di aver detto la verità, perché sto avendo seri problemi..., dice ai giornalisti), non dà gran peso all' episodio, anche se il magistrato intende andare fino in fondo. Nelle varie testimonianze comunque ci sono molti buchi, tanti non ricordo. Chi ricorda tutto è il dottor Francesco Scalise, medico di Castelsilano. Non è sfiorato da dubbi. Quando vide il pilota, il 18 luglio, vide un cadavere fresco: Ricordo perfettamente, ricordo anche il particolare delle mutandine verdi del pilota che volevo tenere come ricordo. E dice di avere ricordi nitidi anche Luigi Bonanno, coltivatore di Cerenzia. Ai cronisti racconta di aver visto il Mig impattare sulla montagna esattamente il 18 luglio alle 10,40. Sarebbe la prima testimonianza sull' episodio. Ma al magistrato Bonanno non fa cenno della cosa e si limita a rispondere su quello spezzone di carlinga del Mig che per dieci anni si è tenuto in casa e che i carabinieri gli hanno sequestrato nel novembre scorso. Non è un pezzo qualsiasi: misura 70 per 50 centimetri e al centro presenta un foro. E' stato provocato da un proiettile? Priore lo ha chiesto ai periti. - PANTALEONE SERGI
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